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Anno 2019

Relazioni du tutte le gite

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13 Gennaio 2019

Giogo Toirano - M. Carmo - Pian delle Bosse - Verzi

Partiamo con la prima gita del 2019 come di consueto in direzione Liguria per andare a cercare un clima più mite: ma da qualche anno qualcosa non funziona più cosi.Un bel brano di Bertoli sembra accompagnarci lungo la strada di questa Valle che di radioattivo qualcosa ha di sicuro nelle sue viscere, ma è il vento che "soffia ancora" a farla da padrone e a spingerci giù lungo l'autostrada che porta prima alla fermata canonica all' autogrill di Ceva e quindi all' uscita di Borghetto S.Spirito.

Qui lasciamo cinque traditori dello spirito di camminata CAI e più propensi alla scorpacciata di pesce e facciamo salire Daniela di Laigueglia che già lo scorso anno ci aveva accompagnato in alcune escursioni nell'ambiente ligure. Raggiungiamo il Giogo di Toirano e scopriamo che la temperatura di Bussoleno di 16 gradi lasciata alle spalle qui è di poco superiore allo zero: a terra uno spesso strato di ghiaccio insidia un poco il cambio di calzature per l' escursione. Il sentiero che ci porta al Monte Carmo è molto bello e attraversa una bella faggeta che sicuramente durante l'autunno e con il tempo meno secco dell' attuale regalerà soddisfazioni ai "bulajè". Solo un paio di strappi un pochino ripidi e siamo sulla vetta con la grande croce che sormonta questa cima di 1385 s.l.m. .Di fronte a noi un mare spettacolare con lo sfondo della Corsica a incorniciare il quadro. Scattata la foto di rito dei partecipanti con un poco di fatica per comprimerli nell' otturatore di Massimo e giù verso il bivacco Amici del Carmo dove nello spiazzo antistante consumiamo il pranzo al sacco, e il caffè che gli amici savonesi intenti in alcuni piccoli lavori di manutezione al fabbricato, ci preparano, visto che Nina ne ha preparato troppo poco per circa 45 persone....(bacio a Nina).Dopo breve si riparte per raggiungere il Giogo di Giustenice e il sentiero che porta a Pian delle Bosse e all'omonimo Rifugio. Che porterebbe.....Perchè il sottoscritto che fa da capofila scende a precipizio nella traccia dei "downhillers" che qui prolificano. Errore costato circa mezz'ora di percorso in più.

Riesco anche a perdere il telefonino io che sono sempre attento e non perdo mai nulla....Ma oggi gli angeli non mancano e riescono a ritrovarmelo in men che non si dica. Raggiunto finalmente il Rifugio e un meritato caffè con dolce si scende verso Verzi con le ombre della sera che avanzano più velocemente degli ultimi della fila. Stefano l'autista da un paio d'ore ci attende nella piazzetta della frazione ed è già preoccupato per via delle ore di impegno giornaliere. Finalmente ci siamo tutti e scendiamo a recuperare i "bagnanti" che sono molto meno provati di molti di noi...Ho esagerato con il percorso oggi...poco più di 20 chilometri e 1500 metri di dislivello alla prima uscita sono stati un'azzardo..ma sono comunque tutti soddisfatti e la prova è che nonostante l'errore di percorso e ginocchia doloranti....applaudono gli organizzatori. Qualche coda sull'autostrada e a Rivoli Stefano deve cedere il posto di conducente a Nazareno per via della scheda che inesorabilmente ha terminato i minuti proprio di fronte all'Auchan. Qualche titubanza di Nazareno con i vari pulsanti dell'astronave che è costretto a riportare a Bussoleno mette un pochino d'ansia negli animi un pochino stanchi ma si parte. A Bussoleno il vento soffia ancora... Un abbraccio a tutti!!
Osvaldo Vair

20 gennaio 2019

Sicuri sulla nevecon il Soccorso Alpino

Giornata sicuri sulla neve....Ma la neve dov'è?  Partiamo convinti che la nevicata appena accennata  nei giorni precedenti basti almeno a creare una certa atmosfera imbiancata. 

Ritrovo 8.30 a Bussoleno,  composti gli equipaggi  ci si avvia,  ma  da sentieri diversi e tutti convergiamo sulla prima tappa e cioè  il nostro amato rifugio Amprimo.

Lasciamo alcuni di noi che si offrono volontari per accendere la stufa e accoglierci, al termine delle esercitazioni con  un po'  di caldo  e un desco imbandito di ogni  prelibatezza. Continuiamo intrepidi fino alla Balmetta  dove nonostante il freddo pungente, ascoltiamo  le spiegazioni suĺl'uso dell' Artva e sulle norme di comportamento in caso di valanga e cosa bisogna valutare prima di preparare una escursione sulla neve.

Le nozioni  sono tante e interessanti, ad ogni edizione scopriamo tante informazioni nuove merito anche della bravura e professionalità  degli operatori del Soccorso Alpino. 

Al termine effettuiamo prove di ricerca di  dispersi sotto valanga e con soddisfazione torniamo al nostro rifugio per rifocillarci e continuare  la giornata in  allegra compagnia.

Mina Montemurro

 

27 gennaio 2019

Testa di Garitta Nuova

Alé si parte! Stavolta è quella buona!

Ore 6,10 Piazza mercato Bussoleno,  partiamo speranzosi con i nostri amici del Cai di Susa alla volta della Val Varaita, circola voce che nel cuneese  è  arrivata più  neve, quindi decidiamo che ce l'andiamo a cercare. 

Arriviamo a Becetto in quel di Sampeyre alle nove ma già strada facendo  ci rendiamo  conto che anche stavolta la neve ci ha buggerato, poca e a tratti,  ma non importa il posto è  bellissimo e partiamo  in fila indiana senza ciaspole ai piedi su per il sentiero  in parte innevato , in parte ghiacciato e in parte spoglio. 

Tra  panorami mozzafiato  giungiamo al Colle del Prete dove finalmente troviamo un bel manto nevoso  talmente compatto da reggerci con i soli scarponi e l 'anima e lo sguardo si appaga  e si compiace di quegli spazi e quelle cime imbiancate! Guadagniamo il sentiero di cresta che in breve e nonostante  forti raffiche di vento, ci porta sulla cima del Monte Riba del Gias 2381 m.

Poco tempo ber bearsi di ciò che vediamo intorno e per la foto di gruppo e si riparte per trovare un posto più riparato per consumare il pranzo. Al sole e senza vento si sta decisamente meglio, dopo aver mangiato e riposato ripartiamo per la discesa questa volta alcuni con ciaspole o ramponcini ai piedi, dato i pendio scivoloso. Tornati al pullman panettone e pandoro per tutti e via sulla strada del ritorno anche se non vorresti mai lasciare le nostre care montagne e la piacevole compagnia.

Grazie a tutti i partecipanti, agli organizzatori e un arrivederci alle prossime avventure!

Mina Montemurro

 

10 febbraio 2019

Anello di Dolcedo

Alle 6.00 del mattino di domenica 10 febbraio, due pullman partono dal solito piazzale a Bussoleno alla volta di Dolcedo. Lungo il tragitto e nelle varie fermate raccoglieranno un totale di 93 escursionisti e a questi se ne  aggiungeranno  altri sette provenienti su mezzo proprio da Asti. 

Al già  folto gruppo si unirà a Dolcedo la nostra ormai affezionata amica ligure Daniela e Vanni del Cai di Imperia con il quale spesso condividiamo qualche escursione e che conoscendo la zona guiderà  il gruppo. A lato della chiesa del paese saliamo per i vicoli che in breve fra caratteristici scorci, ponti ad arco in pietra e mulini antichi ci porta all 'attacco della mulattiera in selciato e più avanti in un bel sentiero fra terrazzamenti di ulivi secolari.

Il tempo tiene, il sole ogni tanto timido fa capolino , molte sono le soste per dar libero sfogo ai numerosi che ammaliati dalla bellezza dei luoghi vogliono immortalare ora uno scorcio di panorama ora un albero fiorito o qualche altra espressione di quella natura rigogliosa e tipicamente mediterranea che solo il clima mite della Liguria in questa stagione può già regalare alla nostra vista e al nostro olfatto. Profumi e colori che riempiono il cuore e sentieri che appagano le nostre gambe mai stanche di spingerci oltre ad esplorare. 

Procediamo alla volta di Valloria passando attraverso vari caratteristici borghi, consumiamo il nostro pasto nella piazzetta della chiesa di uno di questi,  tal Lecchiore, stupendo i locali che si fermano a chiedere da dove questi cento intrepidi provengono e dove intendono andare. Ripartiamo e su carrareccia arriviamo ad un altro ponte che ci porta sull' altra sponda del fiumicciattolo che origina la Valle e tralasciando il bivio per Valloria troppo distante per i tempi del rientro, su sterrato arriviamo ad un passo da dove inizieremo la discesa verso Dolcedo.

Rientrati nel centro paese breve visita e sosta al bar e salutati i nostri amici liguri con un arrivederci alla prossima, ripartiamo verso casa.

Mina Montemurro

 

2-5 marzo 2019

Val di Fiemme

Le idee si possono definire tali se ad un certo punto gli si da una concretezza. Da un’idea di Monica dell’anno scorso quando si era in procinto di stendere il calendario gite del 2019 si è arrivati a realizzare una breve ma bella vacanza in Trentino, a Carano in Val di Fiemme per poter accontentare soprattutto gli amanti dello sci in pista. L’occasione era ottima per i ragazzi che frequentano le scuole per i due giorni di vacanza del Carnevale. Il pullman da 50 posti è stato riempito quasi immediatamente dopo aver pubblicato sul sito il programma di massima della gita e al seguito avevamo anche Roberto e Valentina e Alessandra con i rispettivi figli con le proprie auto.

Sabato 02 Marzo 2019: Partiti nella mattinata di sabato 02 Marzo abbiamo raggiunto la Val di Fiemme nel primo pomeriggio. Andare a sciare era troppo tardi e l’idea di chiudersi subito in albergo dopo aver viaggiato parecchie ore non era allettante e quindi avevamo pensato di raggiungere la Val Floriana che è una valle trasversale della Val di Fiemme dove si svolge un Carnevale tipico. E’ una rappresentazione abbastanza comune ai vari Carnevali che un tempo si svolgevano sulle Alpi e dove si incarnano sotto forme mascherate i vizi comuni e dove ad un certo punto sulla pubblica piazza vengono elencate tutte le situazioni grottesche e anche imbarazzanti accaduti alla popolazione del luogo nell’ultimo anno prima che la Primavera annunciata da grandi falò faccia il suo ingesso e rincominci un nuovo anno. Nella nostra zona da qualche anno per esempio è tornato il Carnevale del Lajetto con le Barburje che è abbastanza simile. Giunti a Carano abbiamo raggiunto l’Hotel Veronza dove ci siamo sistemati nelle caratteristiche camere tutte in legno come da tradizione trentina ed i ragazzi si sono subito gettati nel girone dantesco della piscina leggermente sovraffollata per il fine settimana. Alle 19 l’orda famelica era già a ridosso della sala a noi destinata e in men che non si dica le svariate pietanze a diposizione sono state annientate. Tutto di buona qualità e servizio in sala eccellente. La puntata al bar dove consumare un grappino in buona compagnia a discutere sul programma del giorno dopo e poi tutti a nanna.

Domenica 03 Marzo 2019: Alle 8 abbastanza puntuali e dopo aver consumato una fantastica colazione dove ogni ben di Dio riempiva i tavoli ci ritroviamo al pullman dove raggiungiamo Pampeago distante una ventina di chilometri. E’ domenica e definire caotico l’ufficio dove ritiro gli skipass per gli sciatori è riduttivo e solo l’alta professionalità degli operatori mi fa uscire in tempi abbastanza contenuti. Da qui il pullman accompagnerà un gruppo al Passo di Lavazzè alle piste di fondo e una ventina di escursionisti dopo aver preso la seggiovia di Latemar faranno un traverso in direzione Oberggen. In cima alla seggiovia Laura accusa una brutta caduta..Mina vi racconterà l’accaduto qui di seguito. Noi camminatori dopo aver lasciato Laura in ottime mani cominciamo la traversata. La neve caduta è veramente poca e solo grazie alla poderosa macchina organizzativa del Dolomiti Superski le piste sono una gioia per i tantissimi sciatori. Ma le temperature sono decisamente fuori dal comune e intorno alle 10 ci sono 15 gradi a duemila metri. Raggiungiamo il Rifugio Epircher Lanner e dopo un caffè saliamo verso il rifugio Oberholz senza ausilio di ciaspole ma solo con i ramponcini visti i tanti tratti ghiacciati. Il rifugio con le sue grandi vetrate a dominare le piste è un formicaio che a fatica contiene tutti. Ma non c’è nessuna crisi a vedere il viavai alla cassa….Si ridiscende per il sentiero dell’andata e torniamo a Pampeago dove nel contempo la notizia che Laura non ha nulla di rotto conforta tutti. I fondisti di Passo Lavazzè sono già qui e raccolti tutti gli sciatori, raggianti per la bella giornata, si torna in Hotel.

Lunedi 04 Marzo 2019: Le condizioni meteo annunciate ci fanno capitolare per un ritorno sulle piste di Pampeago e non su quelle di Passo S.Pellegrino che era in programma a causa del vento forte che potrebbe portare alla chiusura anticipata degi impianti. Lasciati gli sciatori ci dirigiamo a Passo Lavazzè dove lasciamo un bel gruppo di fondisti e in una quindicina di persone affrontiamo nel bosco il sentiero che porta a Passo Oclini. Qui ci raggiunge Ivan, animatore escursionistico dell’Hotel Veronza e dopo aver valutato le condizioni meteo ci dirigiamo verso il Corno Bianco posto a 2316 slm. Il sentiero anche qui non necessita di ciaspole, ma soltanto di ramponcini per i tratti ghiacciati. Lungo il sentiero incrociamo Antonio, un arzillo signore di 88 anni che sfoggia un grembiule tipico con ricamata la scritta delle duecento ascese al Corno Bianco già nel 2006…Dice che ancora oggi sale almeno un paio di volte l’anno. In cima il vento è veramente forte e le tante nuvole nascondono un panorama mozzafiato che grazie alle foto di Ivan fatte in giorni migliori almeno in parte apprezziamo. Dopo la discesa una fetta di torta e la cioccolata calda sono d’obbligo e optiamo per farci venire a prendere da Luciano, l’autista del pullman qui a Oclini perché i tempi per la salita al Corno Bianco si sono un po dilatati e dobbiamo recuperare tutti nei tempi previsti per il ritorno in Hotel. Qui durante la cena la contentezza dei gitanti si concretizza in due bellissime magliette che ci vengono regalate a me e Monica che è stata la vera artefice di questa bella esperienza. Io ribadisco che la gratificazione migliore la percepisco dai sorrisi sinceri delle persone che partecipano e rendono la famiglia del CAI di Bussoleno una bella realtà.Grazie a voi tutti!

Martedi 05 Marzo 2019: Oggi si deve tornare a casa e dopo aver fatto i bagagli organizziamo la giornata in questo modo. Qualcuno va a sciare al Cermis che dista pochi chilometri dall’albergo e lo raggiungono con il bus in modo che noi possiamo sistemare i bagagli sul nostro pullman e avere la mattinata libera per poter visitare Cavalese e fare qualche acquisto di prodotto tipico. Intorno alle 14 ci si ritrova tutti davanti all’albergo per la foro di rito e via verso le nostre montagne. Arrivederci per un nuovo appuntamento!!

Osvaldo Vair

4 marzo 2019 - Scialpinismo a Cima Bocche

Abbiamo scelto questa gita per diverse condizioni che ci sembravano adatte alle nostre esigenze: partenza dalla strada dove ci poteva lasciare il pullman, vicinissima al passo di San Pellegrino, quota di partenza (1700) ed esposizione (Nord) ottime data la mancanza di neve del periodo.

L'unico dettaglio da valutare era quello sulla supposta ripidità dei pendii. Chissà cosa intendono i trentini quando recensiscono “molto ripida”? Lo avremmo scoperto subito. Ma la frase “forse necessari i rampant” e in articolare il “forse”, ci aveva rassicurato.

Troviamo il punto di partenza molto facilmente, ma sbagliamo il parcheggio. Il fattore della fattoria (l'bergè d'la bergeria) ce lo fa capire molto gentilmente (!) e Osvaldo sposta l'auto nell'ampio parcheggio che non avevamo visto... scarponi ai piedi.

Dalla malga Negritella si spostiamo sci in spalla di poche decine di metri. Poi, sci ai piedi, iniziamo a salire in direzione Sud attraversando una pista da fondo ed inoltrandoci poco dopo nel bosco fitto. Arriviamo rapidamente ad una ampia radura e continuiamo in un bellissimo bosco più ampio. Avevamo già notato che, rispetto ai nostri, i boschi del Trentino non hanno sottobosco e sembrano quelli delle favole.

Guardando in alto davanti a noi, identifichiamo la nostra forcella alla nostra destra e cambiamo leggermente direzione. Con una serie di strette inversioni superiamo un ripido costone boscoso e ci portiamo ai piedi del vallone che dobbiamo risalire. Le condizioni di sicurezza sono però perfette, la neve è durissima ed assestata. Nessun pericolo.

Risalendo il vallone, dobbiamo mettere i rampant quasi subito. Stefano non ha rampant (sci troppo larghi) e prova a salire con le pelli per la massima pendenza. Ma il gioco dura poco. Passa allora alla configurazione ramponi+sci in spalla e, ancora più decisamente per la massima pendenza. Da quel momento lo vedremo sempre molto più avanti di noi. Noi coi rampant iniziamo con traversi e inversioni che non sono da principianti: la neve è dura e la pendenza effettivamente ripida. Guardando in basso, le roccette affioranti non ci rassicurano e sappiamo bene che è meglio non scivolare...

In religioso silenzio e concentrandoci su ogni singolo passo ci alziamo fino ad una valletta sulla nostra destra dove la pendenza diminuisce. Abbiamo fatto metà del canalone ed ora la pendenza diminuisce. Ci godiamo un bel pezzo di salita più morbida ma, avvicinandoci alla forcella dove, per poter uscire, dobbiamo affrontare nuovamente un tratto bello ripido e inscalfibile. Con aumentata attenzione lo risaliamo sotto lo sguardo di Stefano che nel frattempo sci in spalla era già arrivato, e che raggiante ci avverte: preparatevi allo spettacolo!

Di fronte a noi una catena innevata di cime grandiose. Facciamo qualche ipotesi, ma da “stranieri” non sappiamo bene quali cime stiamo ammirando.

Guardiamo poi verso la Cima Bocche e sconsolati ci rendiamo conto che la diversa esposizione ha sciolto (fuso!) gran parte della neve. Anche ipotizzando un passaggio fra le roccette, non vediamo alternative interessanti. Per raggiungere la cima dovevamo affrontare diversi “gava-buta* su pendenze sostenute. Ci guardiamo tra di noi e decidiamo che la forcella ci aveva già soddisfatto. Non andiamo oltre.

È il momento delle foto e dei complementi reciproci. Sul colle il vento si fa sentire e senza perdere troppo tempo ci prepariamo per la discesa.

Diamo una rapida occhiata per valutare da dove scendere cercando il punto meno ripido e Stefano inizia la discesa, seguito da Osvaldo e poi Sissi come non avesse fatto altro nella vita.

Eccoci quindi lanciati dapprima in attente curve controllate e ben presto in divertenti serpentine, fino alla valletta prima dell'ampio vallone del quale avevamo ancora in mente la preoccupazione della salita.

Com'è? Chiedo io. Senza rispondere Stefano e Osvaldo già danzavano nel bel centro che non aveva “mollato* per niente, ma teneva.

Rassicurata, anche Sissi segue il balletto e dopo curve regolari e controllate ci fermiamo a riguardare le nostre tracce. Fantastico!

Ora rimaneva il resto della gita, ma tra farinella e altri tratti più crostosi ma battuti giungiamo a cuor leggero e soddisfatti alla pista da fondo e poi, soddisfatti, alle macchine. Ora, con i piedi fuori dagli scarponi, già facevamo gli spacconi: ma dai, non era poi così ripido…

Francesco Marras

Partiti il 2 marzo alle 7.00 a Bussoleno e raccolti i partecipanti lungo le varie fermate lungo la Valle, siamo arrivati, dopo le varie soste di routine, pranzo e quant'altro , in Val Floriana in tempo per vedere  il tipico carnevale con le maschere in legno scolpito che scendono dai monti attraverso i vari borghi. Siamo poi giunti al nostro accogliente albergo a Corano, dove sistemati i bagagli in camera con molto appetito abbiamo assaltato le molte gustose portate della cena. Alcune  informazioni per il programma del giorno dopo, due chiacchiere fra amici e via a riposare. Il giorno seguente mete: piste e ciaspole a Pampeago, sci di fondo a passo Lavaze'. Al ritorno dopo cena causa condizioni di meteo avverse, essendo previsto forte vento si decide di non andare  a Passo San Pellegrino ma Tornare a Pampeago per lasciare gli sciatori mentre noi ciaspolatori con gli sci fondisti  procediamo alla volta del passo di Lavaze ' dal quale partiva l 'escursione per passo  Oclini e il Corno Bianco. Il 5 marzo  dovendo ripartire nel primo pomeriggio, alcuni sciatori scelgono di fare un ultima sciata alle piste  del Cermis, mentre il resto del gruppo ha preferito la visita e lo shopping a Cavalese.  Alle 14.00 ripartiamo dopo la foto di gruppo felici dei giorni passati insieme. Un grazie ai bravissimi organizzatori Monica e allo staff dell'hotel che hanno reso anche questa esperienza indimenticabile.

Senza firma

Quando la sfiga ci mette il becco 

Sveglia e colazione alle 7.00,  finalmente oggi è  il  gran giorno! Le tanto agognate vacanze! Io e la mia compagna di stanza Laura siamo entusiaste e cariche. Sarà  una bella giornata! Un  posto stupendo, una compagnia meravigliosa e anche il tempo ci sorride: sole e cielo azzurro.  Che cosa si può  desiderare di più? Prepariamo con cura zaino e ciaspole, consumiamo una colazione da regine  e via si parte da Corano verso Pampeago,  dove noi ciaspolatori e il gruppo degli sciatori da discesa scenderemo dal pullman,  mentre il resto continuerà  fino alle piste da fondo del passo di Lavaze'.

Salutiamo gli sciatori e anche noi saliamo sulla seggiovia Latemar direzione Monte Agnello. Bella la vista che si gode da quassù! Dai Laura oggi sarà il primo di giorni speciali, l'escursione è un bel traverso innevato che toccherà varie malghe caratteristiche e si farà pure una salita a un originale rifugio a vetrate sporgenti. Giungiamo in prossimità della discesa, tiriamo su la barra di sicurezza e mi lancio per prima, dietro Laura. Due passi e mi giro per parlarle ma i miei occhi non la vedono, eppure è più alta di me!

Sento un gemito, guardo giù, lunga distesa per terra c è la mia amica, scivolata su un cumulo di neve ghiacciata ai lati della seggiovia. Accidenti! Ma non ci credo! Non può essere! Sarà sicuramente un danno minimo! Concitati le prestiamo soccorso. Dai ma da uno a dieci quanto male hai? Undici! Pochi attimi ma bastano a rendersi conto che la situazione è seria. Non può continuare, non riesce neanche a stare in piedi, figuriamoci ciaspolare! Arrivano i soccorritori chiamati dal personale della seggiovia. Laura imbragata nel toboga ed io avvinghiata ad un aitante carabiniere su motoslitta scendiamo per le piste alla volta del punto di primo soccorso e poi in ambulanza alla volta dell'ospedale di Cavalese. Il sogno si è infranto, due passi ed è finita! Un grazie a tutto il personale ed ai soccorritori bravi, solerti e gentilissimi. Laura se la caverà con due mesi di busto ma niente di rotto! Occorre trovare sempre un lato positivo: un giro in toboga e in motoslitta inaspettato!

Mina Montemurro

Passo Lavaze centro di fondo

Giornate sulle piste del fondo al Passo Lavaze. Domenica 3 marzo con una giornata di sole e temperature primaverili andiamo al Centro del fondo di Passo Lavaze con piste ben tracciate per tutti i livelli di difficoltà con panorami bellissimi io Paolo e Gianluigi siamo nei vari anelli delle piste passando una bella giornata soddisfatti. LUNEDÌ 4 marzo torniamo al Passo Lavaze con un gruppo di 8 persone tra cui due bimbi simpatici e grintosi. AL mattino facciamo con Sara e Antonella un po' di campetto scuola con i primi rudimenti sulla tecnica a spazzaneve e di equilibrio. Dopo con Sara Alessandra e i suoi bimbi Dante ed Ettore facciamo alcuni giri sugli anelli delle piste. A pranzo andiamo in una malga a mangiare insieme al nostro autista Luciano. UN buon pranzo servito dal proprietario una persona simpatica con un carattere gioviale. TORNIAMO sulle piste ma non restiamo a lungo per via del meteo peggiorato con nuvole scure e vento. Salutiamo con piacere Passo Lavaze per tornare in Hotel a Carano soddisfatti di queste giornate sugli sci da fondo. CIAO da Osvaldo SEGONTINO e il gruppo dei fondisti.

Segontino Osvaldo

Soggiorno in Val di Fiemme

Nonostante una stagione avara di neve anche nel Trentino, l’innevamento ai primi di marzo era impeccabile, mantenuto in perfetta efficienza. Anche le piste più esposte reggevano bene all’usura degli appassionati.

Il comprensorio di Pampeago, 100 km di piste per tutti i gusti, è stato utilizzato per ben due giorni in quanto più protetto dal vento rispetto agli impianti di Passo San Pellegrino. Questa ampia scelta ciha permesso di divertirci anche il secondo giorno.

Il comprensorio del Cermis, seppure sia più piccolo e con meno chilometri di piste risulta molto ben innevato (nonostante la “scivolosa” Via Del Bosco, che non passa proprio per un bosco, bella, ampia ed impiegata per gare di discesa libera). Anche qui le piste sono senza pietre affioranti, complice anche una preparazione delle stesse prima dell’innevamento naturale e artificiale: in più parti si notano lavori di livellamento per migliorarle.Forse i puristi non saranno entusiasti ma la gioia della discesa val pure qualche sacrificio, mai troppo invasivo.

Questa vacanza ci ha regalato giornate piene di divertimento in ottima compagnia quindi... Arrivederci alla prossima!!

Fabiano

 

17 marzo 2019

Anello di Seborga

Seborga chiude il trittico di escursioni pedestri in Liguria programmate nei mesi invernali del 2019.
Il paese è un bel borgo medioevale posto in posizione panoramica con una storia particolare: basandosi su una vendita mai registrata del 1729 effettuata dal principato ai Savoia gli abitanti di Seborga , più per folclore e per incrementare il turismo, sostengono la loro indipendenza con la nomina di un principe e battendo moneta (i luigini).
La partecipazione è stata di oltre 80 persone. Il tempo è stato prevalentemente nuvoloso con sporadici squarci di sole. La partenza a piedi è avvenuta dal parcheggio all'uscita del casello di Bordighera dell'Autostrada dei Fiori, coi due pullman che hanno proseguito subito fino a Seborga, nostra meta finale.
La lunga fila di partecipanti ha affrontato un primo tratto sulla strada provinciale. Giunti sotto l'abitato di Sasso di Bordighera abbiamo imboccato un sentiero che, diventando sempre più stretto, tra mimose e ginestre in fiore e alberi di limoni, ci ha condotto in discesa in fondo al vallone dove scorre il rio Sasso. Compattato il gruppo è iniziata la salita. Un sentierino ci ha condotto a un gruppo di case raggiunto anche da una ripida pista cementata. Altro compattamento per poi affrontare su sentiero una decisa salita che con molti tornanti e bella vista (un po' sfocata per la foschia in verità) sulla costa francese tra Mentone e Montecarlo raggiunge una pista sterrata. Il tratto più impegnativo dell'escursione è terminato. La pendenza diventa più moderata. Arriviamo ad un ampio spiazzo dove ci concediamo una pausa. Quindi si sale, sempre su sterrato, fino ad un altro bivio, da cui inizia il lungo traverso che ci condurrà a Seborga. Siamo circondati da una fitta macchia mediterranea da cui, ogni tanto, si intravvede la nostra meta finale. Costeggiamo il versante ovest del Monte Nero per giungere al Passo del Ronco, che si affaccia sulla zona di Ospedaletti. Qui, considerata l'ora (le 12.30 circa), decidiamo, per il pranzo al sacco, di proseguire per Seborga, visto che richiede neanche un'ora di cammino. Il sentiero diventa praticamente pianeggiante, superiamo due valloni, dopodiché una brevissima discesa ci permette di raggiungere la parte alta di Seborga, dove sono parcheggiati i nostri pullman. Consumiamo il pranzo al sacco sulle panchine o seduti intorno alla chiesetta di San Bernardo, patrono del paese.
La partenza per Bussoleno è prevista per le 16. Abbiamo due ore di tempo per berci un caffè al bar e visitare il suggestivo borgo, coi suoi negozietti di souvenirs. Ci ha colpito molto una splendida esposizione di strumenti musicali e grammofoni antichi, raccolti da un collezionista che gentilmente ha risposto alle nostre domande.
Il ritorno a Bussoleno è avvenuto senza code sull'Autostrada dei Fiori. Siamo stati fermi (15 minuti ) tra Fossano e Marene per i lavori sul lungo viadotto sul Tanaro. Comunque non ci sono stati problemi di orario per gli autisti e per l'ora di cena siamo arrivati.
Arrivederci alla prossima, ad Ormea.
Alessandro Martoglio

 

31 marzo 2019

Balconata di Ormea

E’ assolutamente vero che siamo tutti ansiosi di vedere scendere un pochino di pioggia, in quest’inverno cosi’ avaro di precipitazioni, ma l’idea che questo avvenga la domenica scelta per una bella gita ti fa scongiurare che questo non avvenga. E domenica 31 Marzo il sole l’ha fatta da padrone per tutta la giornata passata sulle alture di Ormea, percorrendo un bel tratto di circa dodici chilometri della Balconata. Ben quaranta chilometri di percorso totale gestito dal CAI di Ormea che congiungono tutte le borgate che un tempo densamente abitate, facevano da corona a questa valle, a due passi dal Mar Ligure.

Partiti da Bussoleno in orario teutonico raggiungiamo la piazza di Ormea, dove ci dividiamo in due bar, che preventivamente erano stati allertati dell’orda imminente, che si sarebbe riversata intorno ai banconi a sbocconcellare brioche e torte di svariate composizione. In questa terra di castagni a farla da padrone le torte e i dolci preparati con la farina di questi frutti che hanno contribuito per secoli a sostenere l’economia del luogo. Dopo la colazione, con un lungo serpentone, ci inerpichiamo per il sentiero che conduce alla bella borgata di Airola. La siccità degli ultimi mesi si concretizza nell’assenza di acqua in tutte le fontane che incrociamo.

Dopo Airola il sentiero non presenta più pendenze accentuate e attraverso le borgate di Costa Secca, Gialatti Langa, Frioli, Perondo Sottano si arriva a Valdarmella, la più popolosa, posta in fondo al vallone. Con un bel sole a baciarci ci sistemiamo davanti ad una bella abitazione con generosa (finalmente) fontana e pranziamo. Qualcuno prosegue per non avere poi la salita che conduce alla Colla di Chionea, subito appresso al pranzo. Circa centocinquanta metri di dislivello ci conducono a questo punto abbastanza panoramico.

La discesa a Chionea ci fa scoprire un bel gruppo di case ordinato e ancora abbastanza abitato. Affreschi e soprattutto la numerazione civica con aneddoti e proverbi scritti in una lingua incompresibile sono un aspetto decisamente affascinante. La lingua è un misto di piemontese, ligure e antichi dialetti saraceni: abbiamo tentato più volte le traduzioni, ma tranne pochissime eccezioni , senza la presenza di un indigeno non ne vieni a capo. Ai piedi della frazione c’è una locanda-rifugio e qui ritroviamo i fuggiaschi dell’ora di pranzo che hanno assaporata l’ottima cucina locale onnipresentemente intrisa di ricette con castagne.

Scendendo da Chionea incrociamo alcuni essicatoi per castagne ancora in uso, segno che forse, con qualche difficoltà qualcuno ha intenzione di non cedere il passo alla distruzione di questi territori, dall’incuria dell’uomo moderno si , ma povero ed orfano di conoscenze millenarie. Arrivederci a domenica 07 Aprile con la ciclabile di Sanremo.

Osvaldo Vair

 

6 aprile 2019

Cava di Borgone

Anche quest’anno si è tenuta l’annuale giornata propedeutica di roccia organizzata dagli istruttori della Scuola “Giorda” e aperta a tutti i soci CAI dell’Intersezionale.

L’obbiettivo è fornire un aggiornamento sulle manovre di corda a chi già arrampica oppure di insegnare alcune nozioni di base a chi si vuol avvicinare al mondo dell’arrampicata.

Una decina di istruttori ed aiuto istruttori si sono trovati alle 9.00 alla base della parete suddividendosi in tre gruppi. Pian piano sono arrivati i partecipanti all’iniziativa; causa il tempo brutto e le previsioni pessime quest’anno la partecipazione era dimezzata rispetto agli scorsi anni.

Il numero minore di persone ha però permesso un maggiore scambio di informazioni e velocizzato le operazioni di manovra con la corda.

Suddivisi gli arrivati in tre gruppi, che ruotavano nelle varie postazioni, si è parlato e provato la discesa in corda doppia, la progressione di cordata su ghiacciaio, l’attrezzatura di una sosta e il recupero di un eventuale infortunato.

Alle 13.00 un piccolo rinfresco offerto dalla Scuola Giorda e dall’Intersezionale a tutti i partecipanti ha chiuso in bellezza una proficua giornata.

La speranza è che qualcosa di quanto appreso resti nei comportamenti in montagna e che serva da stimolo ad approfondire, magari iscrivendosi ad uno dei numerosi corsi che la “Giorda” organizza annualmente.

Chi vuole può consultare il sito della Scuola Giorda http://www.scuolacarlogiorda.it dove troverà programmi dei corsi e dispense scaricabili con illustrati nodi e manovre di corda.

Claudio Blandino

 

25-28 aprile 2019

Avignone e dintorni

La Provenza quasi sempre è stato il territorio preferito per i nostri ponti primaverili. Quest'anno il nostro terreno di caccia sono le Alpilles, gruppo montuoso di modeste altezze, ma molto suggestivo, a sud del Luberon.

Un cielo nuvoloso e un forte vento, che ci ha fatto ricordare la nostra Valsusa, ci ha accolto nella tarda mattinata del 25 aprile nel campeggio di Vedéne, vicino ad Avignone, dove siamo arrivati sparsi. In tutto siamo 52 persone. Per poter accedere ai bungalows, molto accoglienti, abbiamo dovuto aspettare le 13.30. Sistemati i bagagli, controllato l'inventario delle stoviglie e degli attrezzi presenti nei bungalows e consumato un frugale pasto, verso le 15 siamo partiti in direzione di Les Baux de Provence. Questo villaggio dominato dai resti di un castello su una rupe è uno dei più visitati della Provenza, per cui, pur essendo il 25 aprile un giorno feriale in Francia, abbiamo avuto qualche difficoltà a parcheggiare presso la Carrière des Lumières, una zona periferica in mezzo a grotte e cavità da cui veniva estratta la bauxite (da cui il nome del villaggio). Una volta sistemati ci siamo diretti verso il villaggio per la visita infastiditi da forti raffiche di vento specialmente in alto, sulla rupe su cui sorge il castello. Al termine della visita buona parte dei soci, considerate le condizioni climatiche, decide di tornare al campeggio. In una quindicina decidiamo di compiere il previsto breve giro escursionistico intorno al villaggio. Costeggiata la rupe per sentiero scendiamo nella sottostante Val d'Enfer per risalire sul lato opposto dove, con qualche difficoltà, troviamo la deviazione che in breve, con un passaggio attrezzato, ci porta sulla cresta che, con piacevole percorso tra vegetazione mediterranea e emergenze rocciose, con vista del villaggio da una prospettiva diversa, ci porta sulla strada provinciale da cui, in discesa, raggiungiamo il parcheggio, appena in tempo per evitare la pioggia che ci accompagnerà per tutta la serata e con notevole intensità per buona parte della notte.

Il mattino del 26 però ci accoglie con un bel sole e senza vento. La meta dell'escursione di giornata è il paese di Orgon per effettuare un itinerario ad anello nella Vallée Heureuse. Parcheggiate le auto all'inizio della suddetta valle nei pressi di un laghetto e di un camping, ci siamo inoltrati in questa valle in mezzo a falesie che costituiscono un sito di arrampicata molto frequentato. L'itinerario ci ha condotto su un altopiano molto panoramico sulla Valle della Durance, il Mont Ventoux e il Luberon in mezzo a una fitta vegetazione mediterranea . L'abbiamo percorso tenendoci vicino ai bordi per poi tornare in direzione del punto di partenza dalla parte opposta dell'altopiano costeggiando nell'ultimo tratto delle falesie frequentate da diversi arrampicatori e fermandoci al santuario di Notre Dame de Beauregard, posto sull'altura dominante Orgon, da cui in breve tempo siamo scesi al parcheggio, una diecina di minuti prima che il cielo, divenuto nel frattempo nuvoloso, scaricasse pioggia, anche se poi risulterà di breve durata. L'acquazzone ha però impedito ad alcuni nostri soci, rientrati in anticipo al parcheggio dall'escursione pur con qualche contrattempo di percorso, di arrampicare dopo essere arrivati alla base delle pareti.

Sabato 27 si è svolta l'escursione più impegnativa. Spostatici a St. Rémy de Provence e parcheggiato presso il sito archeologico, attraverso una pista sterrata abbiamo risalito un vallone ombroso che ci ha portato in cresta. Siamo risaliti su una stradina asfaltata fino a un grande ripetitore situato all'inizio del Plateau de la Caume, che abbiamo attraversato su sentiero per tutta la sua lunghezza. Al termine dell'altopiano comincia la cresta, che percorriamo, con un susseguirsi di ripidi saliscendi e tratti rocciosi non difficili ma richiedenti in alcuni punti l'uso delle mani, con panorama splendido sul territorio delle Alpilles, sulla piana di Avignone e a sud fino al mare. Abbandonata la cresta e scesi leggermente sul lato sud con un lungo traverso in mezzo a un boschetto siamo arrivati al suggestivo Col de Vallongue, dove ci siamo fermati per il meritato pranzo al sacco e un riposino, in mezzo a imponenti picchi rocciosi, osservando le evoluzioni di un aliante che ci ha accompagnato per buona parte del percorso in cresta. Una breve discesa sul lato nord, tra le pareti rocciose e una fitta vegetazione, ci ha portato su una sterrata alla base delle Alpilles. Seguendo le indicazioni e i bolli ai crocevia l'abbiamo percorsa, in direzione di St. Rémy, ammirando dal basso il percorso fatto in cresta, in mezzo alla campagna passando presso i cosiddetti mas (aziende agricole) tra vigneti e uliveti, per arrivare al punto di partenza. Oltre 17 Km. e quasi sei ore di cammino effettivo, ma soddisfatti.

I giorni sono volati. Domenica 28, sotto un bel sole e con un po' di vento si torna tutti a casa, tranne le famiglie Vair e Rossero che, beati loro, prolungheranno il soggiorno fino al 1 maggio.

Alessandro Martoglio

 

5 maggio 2019

Vallone degli Invincibili

Domenica mattina, prima di salire sul pullman che ci porterà in Val Pellice, il tempo non promette nulla di buono. Fino a venerdì mattina le previsioni erano buone per poi diventare negative riguardo all'intera mattinata di domenica. Il cielo nuvoloso e un fastidioso vento freddo non ci inducono all'ottimismo. Avvicinandoci alla Val Pellice il pessimismo si riduce in quanto verso i monti le nuvole si diradano e compaiono ampie schiarite. Verso il Cuneese constatiamo che neve fresca è scesa fino a 1000 metri ma per fortuna non è cosi in Val Pellice dove è scesa a 1700-1800 metri.
Scendiamo dal pullman a Villar Pellice di fronte al municipio, con gli scarponi già calzati in quanto non cè lo spazio sufficiente per una sosta prolungata. Siamo in 52 a cui si aggiungono Carlo ed Elisabetta arrivati in auto, essendo i posti completi.
Ci avviamo verso il cimitero da cui parte il sentiero diretto al Rifugio degli Invincibili. La prima parte è impegnativa con tratti molto ripidi. Giunti su una stradina asfaltata la pendenza diventa moderata. Attraversiamo alcuni villaggi ancora abitati con fontane lavatoio. Dopo l'ultima frazione, dove un'abitazione attira l'attenzione dei fotografi per i balconi infiorati coi glicini, si sale più decisamente su sterrato e poi su sentiero in direzione del Rifugio. In alcune radure si hanno squarci di vedute verso l'alta Val Pellice. Ad un certo punto compare in alto il piccolo rifugio. Si raggiunge la pista di servizio agli alpeggi chiusa al traffico proveniente da Bobbio Pellice che si percorre per due tornanti per giungere alla piccola costruzione del rifugio, ricavato da un'antica baita. Il cielo nel frattempo si è nuovamente coperto, con nuvole che non promettono nulla di buono. A piccoli gruppi arriviamo tutti. Tempo impiegato tra le 2 ore e le 2 ore e 20 minuti su circa 700 metri di dislivello. Il rifugio è aperto. Qualcuno, visto il tempo, e attratto dal menu, decide di rinunciare al pranzo al sacco e tener compagnia all'unico socio che aveva prenotato per il pranzo. Comunque più della metà dei partecipanti decide di fermarsi.
In una ventina o poco più proseguiamo verso il Faoutet seguendo la pista di servizio agli alpeggi. Lungo il tragitto cominciano a scendere dei fiocchi gelati. Non è grandine ma neve, molto asciutta. Il percorso è molto evidente, non presenta insidie, per cui, imperterriti, proseguiamo sperando che si avverino le previsioni di miglioramento nel primo pomeriggio. Qualcuno si arrende e torna indietro o si ferma agli alpeggi incontrati lungo la strada.
Arriviamo finalmente dopo circa un'ora di cammino allo spiazzo sulla cresta del Faoutet, celebre per essere considerato uno dei migliori punti panoramici della Val Pellice, ma che a noi offre una visione limitata dalle nuvole che nascondono le cime. Tutti imbacuccati per il freddo e la neve che continua a scendere, pur non attecchendo, ci fermiamo per consumare velocemente il pranzo al sacco e scattare alcune foto. Iniziata la discesa smette di nevicare, le nuvole gradualmente si alzano, si intravvedono alcune vette. Arrivati al rifugio il peggio è decisamente passato, anche se fa freddo. Tempo per un caffè o una bevanda calda e poi affrontiamo la discesa verso Bobbio Pellice seguendo la pista agricola, che più a valle, dopo una sbarra, diventa asfaltata, col sole che ogni tanto fa capolino. Arrivati a Bobbio, prima della partenza, abbiamo tempo per contribuire all'economia locale occupando il bar della piazza principale per ritemprarci e chiacchierare in allegria al calduccio.
Alessandro Martoglio

 

2 giugno 2019

Rifugio Crosta

Finalmente dopo un mese di Maggio incredibilmente simile ad un Ottobre, un bel sole domenica 02 Giugno ci ha dato un assaggio d'estate, per accompagnarci nella bella escursione che ci portati nuovamente nell'Ossolano e precisamente nel Comune di Varzo al confine con il Parco dell'Alpe Veglia e Devero, già meta di una altrettanto memorabile gita di alcuni anni fa che ci portò proprio sopra l'Alpe Devero.

La salita che dal Comune di Varzo conduce alla località S. Domenico è veramente a prova di autisti di montagna, con passaggi abbastanza stretti e pochi spazi ai lati della carreggiata, per facilitare il transito di mezzi pesanti, ma l'abilità di Luigi, l'autista non fa patire grandi tormenti a chi sta seduto al fondo dell'autobus.

Una bella sorpresa ce la fanno Osvaldo e Sara che ci attendono al parcheggio. Ieri era il compleanno di Sara e sono venuti a festeggiare a Varzo per poterci poi accompagnare oggi.

Si parte e il caldo si fa subito sentire. Probabilmente all'inizio del percorso non ho notato l'attacco del sentiero, per cui percorriamo un bel primo tratto sull'asfalto, prima di intersecare nuovamente la terra battuta. Un lungo traverso con l'intercalarsi di boschi e ampi spazi di pascolo con ai bordi le case dai tetti tipici, ci porta al Rifugio Pietro Crosta, meta dell'escursione.

E' davvero un bel posto, con questo rifugio abbastanza piccolo, ma con ottimi numeri per quanto riguarda gli avventori. E' tutto esaurito e complice il fatto che oggi è il secondo giorno di apertura, la pazienza dei bravi gestori Marina ed Enrico è messa a dura prova. Alcuni di noi provano la cucina e confermano le recensioni che danno ottimi giudizi sulla medesima in più siti web.

Per la discesa optiamo per la località Maulone, che in due ore dovrebbe portarci sulla provinciale di Varzo, anzichè tornare sul percorso di partenza. Anche qui il sentiero si perde spesso, purtroppo a favore dell'asfalto, e con il caldo delle ore 14 non è proprio il top. E anche i piedi brontolano..

La discesa dura veramente un paio d'ore, ma Osvaldo e Sara hanno la macchina a S.Domenico un cinque chilometri circa più a monte. Il provvidenziale passaggio di un'auto gentilmente fermata , per strappare un passaggio a Osvaldo risolve il problema e, in circa tre ore, siamo nuovamente a casa.

Arrivederci a domenica a Bar Cenisio per la festa dell'Intersezionale con la polenta e salsiccia offerta a tutti gli intervenuti e la ricca lotteria.

Osvaldo Vair

 

16 giugno 2019

Sentiero balcone della Mourienne

Dopo la gita in Val d'Ossola un'altra bella giornata ci ha fatto apprezzare maggiormente l'itinerario proposto in Maurienne.

E pensare che arrivati al Moncenisio una nebbia fitta avvolgeva le vette e la valle del'Arc. Fermato il pullmann nei pressi del colle della Madeleine tra Lanslevilard e Bessans, salutati i 12 ferratisti diretti oltre Bessans per la loro ferrata e calzati gli scarponi, in 40 ci siamo incamminati in direzione del Refuge de Vallonbrun, con la nebbia che man mno si diradava, lasciando intravvedere le vette innevate della Maurienne. Arrivati verso le 11, dopo circa due ore di salita, al rifugio, posto in un magnifico altopiano, tanti pregustavano già la pausa per gustare i dolci della casa, ma, essendo il primo giorno di apertura, non c'era ancora niente di pronto, per cui ci si è dovuti accontentare di un caffé o di un tè. Nei pressi del rifugio un gruppo di francesi era impegnato in una lezione di tai chi e sopra di noi potevamo ammirare il volo di un gipeto (nel corso dell'escursione tre ne abbiamo avvistati).

Il gestore del rifugio, informato del nostro itinerario, ci aveva avvisato che ci sarebbe stato un guado problematico di un torrente ingrossato dal disgelo dopo Plan de la Cha a cui si poteva ovviare affrontando circa 100 metri di dislivello in salita per poterlo superare.

La nebbia si è ulteriormente alzata, il sole splende, la temperatura è gradevole, il panorama magnifico. Partiti dal rifugio abbiamo iniziato il percorso del sentiero balcone di circa 6 Km. che coincide col tracciato della GR5. Dopo circa 20 minuti di percorso, superato un costone, ecco un ostacolo rappresentato da un torrente impetuoso da attraversare. Il guado è pericoloso per per la portata e la velocità dell'acqua, dovuta al ripido pendio. C'è un po' di indecisione. Alcuni cercano invano un passaggio più a monte. Sergio Bertasso sfida le acque e guada il torrente. Notiamo nei pressi del torrente due travi in legno destinate certamente ad uso passerella. Sono pesanti ma l'unione fa la forza, per cui vengono posate ed assicurate. Si deve attraversare con attenzione in quanto gli spruzzi le bagnano, rendendole scivolose. Si riprende il cammino per arrivare al Plan de la Cha, un posto stupendo, che ci invita a femarci per il pranzo al sacco. In fondo al pianoro si intravvede il torrente di cui ci aveva parlato il gestore del rifugio. A vista il guado appare più semplice in quanto il sentiero lo attraversa in un punto pianeggiante; inoltre, vicino al torrente, ci sono altre due travi in legno. Infatti, quando riprendiamo il cammino, è sufficiente posarne una sola per il guado. L'itinerario prosegue pressoché in piano con vista splendida sulla valle dell'Arc dalla Bessanese fino alle cime degli Ecrins che spuntano ad ovest. Una breve discesa ci conduce al piccolo Refuge du Cuchet, non custodito, dove ci fermiamo per compattare il gruppo e scattare la rituale foto di gruppo.

Ci attende la lunga discesa verso Lanslebourg dapprima tra pascoli e poi in una pineta. Un ultimo tratto di strada sterrata interpoderale ci porta al villaggio dove, dopo la rituale pausa bar o gelateria, ci attende il pullman per il ritorno.

Alessandro Martoglio

 

16 giugno 2019

Ferrata d'Andagne

Domenica 16 Giugno una bella mattinata di sole, ci fa prevedere una bella giornata, partiamo con un po' di ritardo da Bussoleno per un disguido alla partenza del pullman da Avigliana, arrivati al colle del Moncenisio ci chiediamo se le previsioni meteo fossero giuste le nuvole base non fanno pensare nulla di buono. Arrivati al colle della Madeleine scendono gli escursionisti e noi dodici ferratisti proseguiamo per la ferrata che si trova appena oltre Bessan. Ad accoglierci un'arietta frizzante che mette voglia di muoversi, la parete dove passa la ferrata è esposta a nord, quindi tutta all'ombra, calzati gli scarponi partiamo. Dopo 10 minuti arriviamo all'attacco del sentiero cablato, dove indossiamo gli imbraghi e le longe, che ci portera' dopo circa 45 minuti, all'attacco vero e proprio.

Si parte subiti con un camino non difficile, poi subito in verticale ma sempre con molti gradini, in pratica una scala, si arriva ad un ponte delle scimmie, attraversato si continua su cenge e muri verticali leggermente strapiombanti. Dopo circa due ore siamo in cima dove ci accoglie un bel sole e un pratone che invoglia a sdraiarcisi sopra. Mentre mangiamo un bellissimo gipeto fa bella mostra di se con due giri sulle nostre teste, fatta la foto di rito, imbocchiamo il sentiero di discesa. In due ore siamo al pullman, torniamo a Lanslebourg per recuperare gli escursionisti. Meritata sosta al bar e poi si rientra a Bussoleno.

Piercarlo Bossotto

 

23 giugno 2019

Ferrata dello Chaberton

Domenica 23 Giugno ci troviamo in sei a Bussoleno alla piazza del mercato, alle sette partiamo e ci fermiamo a Susa a prendere Michele, l'ottavo ferratista ci aspetta a Claviere.

Arriviamo a Claviere alle otto, ci prepariamo e alle otto e trenta partiamo, saltato il tratto che parte appena dopo la partenza del ponte tibetano e passa sotto il ponte della vecchia statale, arriviamo alla galleria che ci porta all'attacco della ferrata, con diversi bei passaggi su muri verticali di buona roccia calcarea e poco ferro rispetto alla ferrata francese della settimana prima, arriviamo alla zona fortificata di Batteria Bassa, dove ci fermiamo per rifocillarci. Si prosegue su di un buon sentiero militare fino ad arrivare all'attacco della seconda parte, inizia con una placca appoggiata, per poi proseguire in traversata, ed infine prendere lo sperone roccioso che si segue, con tratti ripidi ed esposti,fino a incrociare il sentiero che arriva da Batteria Bassa, seguiamo il sentiero, bella fontana di acqua fresca, che in poco tempo ci porta a Batteria Alta del Petit Vallon. Nonostante l'ultimo tratto del terzo settore di ferrata sia inagibile per il distacco di alcuni fittoni che ancorano il cavo, decidiamo di proseguire lo stesso fino all'attacco dello stesso.

Due ore e quattrocento metri di dislivello dopo arriviamo a quota 2600mt dove parte la terza parte di ferrata sulla cresta Perona. Sosta per mangiare e foto di rito ci prepariamo a scendere. Bella ferrata, bella giornata e bel gruppo appuntamento alle prossime ferrate in Val Varaita e a Limone P.te

Piercarlo Bossotto

 

29 giugno 2019

Pulizia sentieri

Dopo alcuni rinvii causa tempo brutto finalmente si è concretizzata questa giornata dedicata alla pulizia dei sentieri.

Complice il tempo bello (perfino troppo a causa della temperatura torrida) ed in collaborazione con gli amici AIB di Bussoleno abbiamo ripulito a dovere la storica mulattiera che dai Giordani conduce ai Pinetti. Noi del CAI siamo partiti dal basso il gruppo AIB dai Pinetti e ci siamo incontrati a metà strada.

In 14, armati di motoseghe, tosasiepi, roncole e picconi abbiamo tagliato piante, rimosso rovi, ripristinato il fondo danneggiato di questa grande arteria dell'epoca contadina-montanara.

Lungo il percorso Pierino Lagro, quasi ottantenne, ci ha allietato con il racconto dei ricordi giovanili di quando, con altro passo e altro sguardo, percorreva la mulattiera. Aneddoti divertenti e meno di un'epoca ormai scomparsa di cui restano a rovinosa testimonianza ruderi di case, muri ormai crollati e prati infestati di vegetazione.

Grande lavoro di squadra con motosega in testa (taglio alberi crollati), seguito da tosa siepi (taglio di rovi e arbusti), roncole (rifinitura), forbici da potare (abilmente maneggiate dalle donne), rastrelli (raccolta e pulizia), picconi e mani (sistemazione delle pietre) e per ultimo vernice rossa e bianca per segnalare. Ora la mulattiera dai Pinetti ai Giordani è praticabile e attende il passaggio di escursionisti e biker.

Alle 13.00, a lavoro ultimato, siamo saliti al rifugio Amprimo dove finalmente al fresco, abbiamo pranzato in allegra compagnia.

Ci attende una seconda giornata di lavoro per completare l'opera ripulendo la mulattiera dai Pinetti fino al Cervetto.

Claudio Blandino

 

30 giugno 2019

Rifugio Falere

La settimana che è cominciata lunedi 24 Giugno siamo sicuri, entrerà di ruolo nell'albo nefasto, che le società meteorologiche di tutto il pianeta, annoverano di continuo nel libro nero dei cambiamenti climatici. Temperature da centro Sahel e afa insopportabile, quasi mi hanno condizionato a non controllare le previsioni meteo della giornata di domenica 30, in cui avevamo in programma la gita al Rifugio Fallere e all'omonimo lago poco distante. Le previsioni davano neanche a dirlo, bel tempo, con la sola possibilità di accumuli nel tardo pomeriggio. Partiamo in 62, con un mezzo che normalmente viene utilizzato come scuolabus e con spazi dedicati ai ragazzi, non tanto a persone di più che mezza età.... Avevo programmato la colazione al punto di partenza dell'escursione e fortunatamente i vari lavori onnipresenti sulle tratte autostradali ( più una frana di sabato 22 Giugno a Quincinetto) non inficiano più di tanto la tabella di marcia del mezzo e le "guarnizioni" dei partecipanti...Con un solo quarto d'ora di ritardo, arriviamo all'albergo "Notre Maison", nella frazione di Vetan, del comune di St.Pierre in provincia di Aosta. La sala bar è solamente l'anticamera di questa bellissima costruzione, che all'interno raccoglie numerose opere scultoree del'artista e proprietario Siro Vierin, a cui appartiene anche il rifugio nostra meta. Si parte con una breve salita, e si affronta un lungo traverso, in cui tra i cespugli, e sulle piante, appaiono sculture di animali, funghi, piccoli elfi e tante altre sorprese con un continuo "ooooohh che bello" a intercalare i discorsi del più e del meno soliti quando si è incolonnati in un lungo serpentone. Le esclamazioni si smorzano un pochino sulla fortunatamente quasi tutta ombreggiata, salita, che ci conduce ad affrontare il tratto in falsopiano sulla poderale che conduce al rifugio. Ma sulla salita, forse volutamente, vista la fatica, le opere artistiche, non sono cosi numerose. Sul tracciato della poderale quest'ultime si susseguono fitte e sono veramente frutto di una maestria non comune. L'arrivo al rifugio non fa che confermare la dedizione di questa famiglia alla montagna, al suo mantenimento, e alla cultura del turismo, di coloro che camminano e pedalano per conquistarsi una birra o magari un ottimo pranzo in un contesto meraviglioso. Ripartiamo per il lago Fallere e un gruppetto si avvia alla conquista del Colle de Fenetre. Ma complice il caldo afoso, sicuramente più sostenibile dei giorni passati, ma pur sempre inusuale a questa quota, fa si che il pranzo previsto sulla riva del lago lo consumiamo su una collinetta, dove lo si vede, ma ancora un pochino lontano. Ritorniamo al rifugio per il caffè e ricompattati tutti, anche coloro che sono saliti al colle, e si scende verso la base di partenza , sullo stesso percorso di salita, che è un pochino più breve della poderale. Partiamo alle 16.30 circa e siamo contenti di aver trascorso una bella giornata e soprattutto tornare a casa senza fare eccessivamente tardi. Qui tra Bellando e Benetton non saprei chi mettere nelle preghierine della sera...L'aria condizionata dell'autobus non va più e il risultato dell'atmosfera esterna con l'effetto veramente "betlemme" dell'interno, con spazi ridotti , unito a vari tratti di code per lavori a carreggiate a doppio senso ci toglie un po di allegria. Ma nulla toglie che la gita è stata veramente bella, la compagnia ancora di più, e allora con il pensiero siamo già a domenica prossima al Laghi Crachet nel comune di Crevoux in Francia.

Osvaldo Vair

 

7 luglio 2019

Lago Crachet

Potremmo fare un film ed intitolarlo "la maledizione del Lago Crechet"; ormai siamo al terzo tentativo in 4 anni ed ancora non siamo riusciti ad andare. Questa volta ci si è messo di mezzo il pullman di Bellando.

Partenza regolare, pausa a Salbertrand per controllare l'acqua del radiatore perchè una malefica spia rossa fa presagire il peggio....

Lentamente arriviamo a Claviere ma niente da fare, il pullman perde acqua lungo la strada. Sosta forzata e, vista l'impossibilità di arrivare a destinazione, l'organizzatore Osvaldo apre una democratica consultazione su "cosa fare".

Tentare la fortuna e scendere nel Briançonnese, fare un'escursione sui monti di Claviere, scendere e fare una gita in Alta Valle, rientrare a Bussoleno e fare un'escursione sulle nostre montagne; tutte idee valide con accaniti sostenitori. Ha prevalso il buon senso e soprattutto la considerazione che se si rientra la gita viene annullata e il pullman non si paga. Quello che non potè la "democrazia" lo fece il "vile danaro".

Da gita organizzata siamo così passati in modalità "fai da te"; da escursione con pullman si è passati al "piedibus".

Fino ad ora sono riuscito a ricostruire parzialmente (e spero correttamente) i movimenti dei nostri 52 naufraghi.

Tre scendono a Cesana di cui uno sale a Borgata Thures e altri due in auto vanno al Lago Crachet.

Quattro scendono a Oulx e salgono al Forte di Pramand.

I bussolenesi si divido in due gruppi: in 12  al Rifugio Toesca mentre 11 raggiungono il Bivacco Orsiera.

Per quelli della Bassa Valle non ho notizie certe ma si parlava di andare a funghi, Colle Braida, ecc....

Ultima considerazione. Ultimamente la ditta Bellando Tour sta perdendo colpi.... Ma tranquilli, le prossime tre gita saranno con mezzi propri. Controllate l'auto prima di partire, non si sa mai.....

Claudio Blandino

 

21 luglio 2019

Bivacco Tornior

 

13 agosto

Bivacco Orsiera

 

17-24 agosto 2019

Gran Sasso - Laga

Vacanza in Abruzzo (Agosto 2019)

Cari Soci, è mio dovere fare un’introduzione a questa bella settimana di vacanza, seguiranno le relazioni più dettagliate delle diverse escursioni scritte dai volontari che hanno partecipato.

Brevemente vi riassumo questa intensa settimana di gite, trascorse in allegra compagnia con 37 soci. Il soggiorno all’Hotel Canadian è stato ottimo, le bellissime giornate ci hanno permesso di vedere splendidi panorami fino al mare, (mare Adriatico) tranne l’ultimo giorno che a causa del maltempo abbiamo dovuto annullare una traversata e chiudere la vacanza da turisti visitando, alcuni borghi, vedendo purtroppo, i disastri che ha causato il terremoto.

Tutte le escursioni le abbiamo effettuate nel vasto territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Essendo il gruppo di escursionisti non omogeneo abbiamo realizzato salite più impegnative ed altre più semplici, alla scoperta dei diversi ambienti dei due Parchi.

La bianca dorsale del Gran Sasso tutta in calcare fà da separazione ai due Parchi.

Il Parco del Gran Sasso con le morbide praterie di erba, che in questa stagione è ormai ingiallita e ricorda gli ampi paesaggi del Tibet. (Campo Imperatore).

Sul versante Nord-Est, la parete del Gran Sasso sprofonda per mille metri su un ambiente totalmente diverso, la piana di Campotosto con il suo lago omonimo circondata da monti ricoperti di boschi di faggio verdissimi, dove i torrenti si scavano il suo passaggio correndo su grandi lastroni inclinati di arenaria. (Cento Fonti)

Un ringraziamento particolare a Tiziana Ferraro e a Giorgio Ferraris per l’organizzazione dell’intera settimana.

Altro doveroso ringraziamento lo rivolgo alla Sezione del CAI dell’Aquila che ci ha accompagnato nelle diverse escursioni e nella visita della città, ospitandoci nella loro bellissima Sede.

Un grazie particolare a Mario, Monica, Gianluca e Latino (mi scuso se ho dimenticato qualche nome).

Inoltre un affettuoso pensiero ai Soci della Sezione CAI di Castelli, che ci hanno invitato alla loro gita sociale al Monte Camicia.

Mi auguro che al gruppo sia piaciuta la vacanza, ancora un grazie a tutti i partecipanti, per la simpatia e la pazienza dimostrata. Alla prossima.

Il Presidente Osvaldo Plano

Monte Camicia 2.564m (Domenica 18 agosto 2019)

Domenica il nostro programma prevedeva un giro turistico ad anello tra i paesini di Santo Stefano di Sessanio, Calascio con salita alla rocca e Monte Calvisio, ma gli amici del Cai L’Aquila ci propongono di unirci ad un gruppo del Cai di Castelli che ha in programma la salita al Monte Camicia e noi accettiamo. In realtà questa escursione è inserita nel nostro programma ma è prevista per Mercoledì quindi stravolgiamo la nostra scaletta e accompagnati da Gianluca, Marino e Monica ci incontreremo con il gruppo di Castelli a Fontana Vetica.

In pullman percorriamo un lungo tratto dell’altopiano di Campo Imperatore, immensa distesa modellata nel tempo dall’acqua e dalla neve in passato pascolo per grandi greggi ora quasi del tutto scomparse. Ci spiegano che l’altopiano si allunga per circa 15 Km da est ad ovest e quasi 5 Km da nord a sud, e per questa sua estensione è soprannominato piccolo Tibet, e fu scelto in passato come set per il film Lo chiamavano Trinità. Giunti al parcheggio di Fonte Vetica iniziamo a salire lungo un ripido sentiero ed in breve il gruppo si sgrana, io guadagno la mia consueta posizione nelle retrovie determinata a ridurre un po’ alla volta il distacco continuando sì a camminare con passo lento, ma senza fermarmi.

La giornata è bella, il sole è caldo e c’è un po’ di vento, dopo la ripida salita il sentiero si fa più erboso e comodo e raggiungiamo la Sella di Fontefredda e da qui una dorsale erbosa ci porta al panettone del Monte Tremoggia. Un momento di commozione ci prende quando ci viene indicata la cresta da cui sull’altro versante si staccò la tragica valanga su Rigopiano. Intanto il gruppo si è ricompattato e si riparte con una piccola discesa che ci porta alla Sella del Tremoggia da cui seguendo un sentiero a mezzacosta, nuovamente pietroso, raggiungiamo un colletto detritico.

Qui una breve digressione ci consente, risalendo pochi metri sulla destra, di affacciarci sulla imponente parete nord del Camicia, un impressionante strapiombo di quasi 1.000 metri. Al colle qualcuno di noi decide di fermarsi, io sarei quasi tentata di fare altrettanto, mentre in molti stanno già affrontando il ripido e ghiaioso sentiero che porta in punta, poi la voglia di andare e l’incoraggiamento di Giorgio mi convince e, preceduta da Osvaldo e seguita da Giorgio che mi indicano il percorso, vado e in breve raggiungiamo la punta.

Da su il panorama è bellissimo e si allarga verso Campo Imperatore, il Monte Prena e l’inconfondibile piramide del Corno Grande. Devo ammettere che salire è stato meno difficile di cosa temevo e ne è valsa veramente la pena. Breve sosta, uno spuntino, due foto e siamo pronti a scendere, ora le cose si fanno più complicate, la ghiaia e i sassi scivolano sotto gli scarponi, occorre prestare molta attenzione, ai lati della cresta le pareti sono piuttosto ripide e questo contribuisce a rendere i miei passi lenti e insicuri. Monica alle mie spalle mi suggerisce dove passare e mi starà vicino per tutta la discesa, spero di averla ringraziata abbastanza!!

Guadagnato il colletto seguiamo il percorso di salita fino al bivio che precede la Sella di Tremoggia e da qui continuiamo sulla destra scendendo a mezza costa tra pendii di ghiaie e roccette lungo il vallone di Vradda. Il sentiero è lungo ripido e spesso difficile per il fondo accidentato, ma scendere bisogna e cerco di metterci tutto il mio impegno, certo le due ore e trenta previste per percorrerlo sono superate.

A Fonte Vetica arrivo con le ginocchia che chiedono pietà, mi consola un po’ sentire che tutti hanno trovato la discesa lunga e impegnativa, come si dice mal comune mezzo gaudio! Ritornati al nostro pullman salutiamo gli amici di Castelli e…… dato un passaggio ad un deltaplanista a cui risparmiamo qualche Km a piedi, si riparte. A conclusione devo dire che è stata una bellissima escursione e la soddisfazione di essere arrivata sulla punta mi ha ripagata della fatica della discesa.

Tiziana Ferraro

Santo Stefano - Rocca di Calascio - Castel Vecchio Calvisio (lunedì 19 agosto 2019)

Ore 8,00 il nostro amico Mario del CAI dell’Aquila, nonché accompagnatore per la giornata, arriva in albergo e si presenta a tutti noi. Da subito si capisce che è un “personaggio” molto cordiale e simpatico e avvezzo a raccontare e mostrare la storia del suo territorio.

Partiamo intorno alle 8,20 alla volta di Santo Stefano di Sessanio paese da cui inizia la nostra escursione.

Incominciamo a salire su per le colline e da subito si presenta un paesaggio meraviglioso, complice anche una splendida giornata assolata, si vedono le vette più alte del Parco nazionale del Gran Sasso il Corno Grande, il Corno Piccolo, il Monte Prena e infine il Monte Camicia .

Continuando la camminata arriviamo ad un bellissimo borgo medioevale arroccato a circa 1460 mt di altezza “Rocca Calascio” che ci accoglie con la sua chiesa a pianta ottagonale ed il suo castello eretto in un punto strategico per difendere il borgo dai briganti.

Proseguendo la camminata scendiamo per un impervio sentiero verso Castel Vecchio Calvisio altro stupendo paesino che ha un centro storico di una bellezza incomparabile fatto tutto di sola pietra

e malta e dove nonostante i danni del terremoto, troviamo ancora le sue particolari scale, senza corrimano, sulle quali d’inverno con neve e ghiaccio era veramente un’impresa provare a salire o scendere ...

Ancora un ultimo sguardo alla chiesetta di Castel Vecchio Calvisio e poi risaliamo sul nostro bus per rientrare in albergo, stanchi e accaldati ma sicuramente con una ricchezza in più negl’occhi e nel cuore.

Sonia Donis

Corno Grande – Direttissima (Martedi 20 Agosto 2019)

Quando mi affaccio alla finestra dell'Hotel Canadinan non si vede una sola nuvola all'orizzonte. E' un ottimo inizio. Oggi è programmata la salita al Corno Grande del Gran Sasso attraverso la via Normale e la Direttissima. Dopo la pantagruelica colazione (meno male che in vacanza ci si va poche volte), al pullman che ci attende nel piazzale, si presentano tutti puntuali.

Oltre un'ora di salita a Campo Imperatore (m 2130) ed eccoci all'arrivo della funivia e del Rifugio che ospitò Mussolini ai suoi ultimi sprazzi di follia di fronte ai nuovi scenari della Seconda Guerra Mondiale prima di essere nomenclato definitamente e fortunamente sui libri di storia come fuori gioco.

Partiamo tutti insieme alla volta della Sella di Corno Grande (m 2421) che raggiungiamo guidati da Latino, bravissima e disponibile guida del CAI della Sezione dell'Aquila, in circa cinquanta minuti. Qui ci dividiamo in tre gruppi: un primo sale al Monte Aquila, un secondo al Corno Grande dalla Via Normale con Latino ad accompagnarli e l'ultimo sempre a questa meta attraverso la Direttissima, una via più verticale.

A percorrerla siamo in otto: Osvaldo Plano Presidente, Osvaldo Vair, Marco e Rita, Daniele e Sonia, Giorgio, e a chiudere Piercarlo. Con questo ordine partiamo dopo aver raggiunto dal sentiero il visibilissimo Sassone (m 2500). Si sale subito spediti e si tralascia a destra il sentiero che conduce alla Ferrata del Bivacco Bafile seguendo i segni più obsoleti verdi e quelli attuali bianco rossi. Si sale a zig-zag su detriti dapprima e quindi si affrontano paretine di secondo grado che si alternano a passaggi in canalini anche abbastanza stretti, che comunque la bella roccia compatta, lascia anche aggirare dall'esterno, per chi ha magari uno zaino più voluminoso.

Incontriamo piccoli gruppetti di due o tre escursionisti, di cui un paio pochino discutibili: la mancanza di allenamento in primis e secundis altri aspetti che chi in va in montagna non vorrebbe mai vedere: niente casco (qui scaricano pietre in quantità, calzature da passeggiata a Roccella Jonica, confidenza con roccia a livello con quella che si trova in cantina quando recuperiamo una buona bottiglia...

Comunque saliamo anche un pochino sfrangiati da questi incontri e raggiungiamo l'ultimo passaggio con una bella spaccata e dopo la foto di rito finalmente compattati la vetta del Corno Grande a m.2912 è davanti a noi! Dopo pochi minuti anche la comitiva dei nostri quidati da Latino ci raggiunge, ma fare la foto con la croce risulta difficile come essere alle Gru la vigilia di Natale con la Ferilli a distribuire autografi in mezzo ad un corridoio. Qualcuno parla di trecento persone in vetta, io oserei dire più di cinquecento tra chi sale e chi scende.

Anche un intervento in parete del Soccorso Alpino al Corno Piccolo di fronte a noi, non aiuta la discesa, per la smania a tutti costi di essere voyeur di disavventure degli altri (fortunamente si tratta di due alpinisti che se la caveranno solo con un po di spavento).

Raggiungiamo la Conca degli Invalidi, (senza aggiungere nominativi fortunatamente) e una bella foto di gruppo con Gianni e Paola, che con un buon numero di candeline ci hanno accompagnato in quest'avventura, scendiamo a Campo Imperatore per la meritata birra e il gelato.

Osvaldo Vair

Il Corno Grande - via normale (Martedì 20 agosto 2019)

Con tutto il rispetto per il resto del programma, questo è il giorno clou della nostra settimana: ascesa al Corno Grande del Gran Sasso. Direttissima per i big, via normale per chi se la sente; per gli altri una rispettabilissima ascesa al Monte Aquila. Scelgo la via di mezzo, dopo essermi informato sulle difficoltà del percorso e sulla lunghezza; mi hanno detto 3 ore per salire, 2 e mezza per scendere, nessun passaggio esposto.

Partiamo da Campo Imperatore alle 9.15; il primo tratto è comune ai tre percorsi. Saliamo in lunga fila, noi e numerosi altri gruppi: non si può certo parlare di solitudine. Al bivio per il Rifugio Duca degli Abruzzi, un cartello indica: Sella di Monte Aquila 0.30, Sella del Brecciaio 1.10, Corno Grande Vetta Occidentale 2.10. Mi rende ottimista. Alle 9.50 siamo alla sella di Monte Aquila. Qui le nostre strade si dividono.

Ad affrontare la via normale siamo in 13: Paola e Gianni, Laura e Bruno, Simona e Mario, Gina, Liliana, Miriam, Silvia, Alberto, Paolo, Vanni. La nostra guida si chiama Latino; chiede chi di noi chiuderà la fila e si propongono Paola e Gianni: “Noi andiamo piano e staremo ultimi”. Gianni è il decano della nostra comitiva, ha 81 anni. Latino è perplesso, dice che se non se la sentono possono fermarsi alla Sella del Brecciaio o alla Conca degli Invalidi, l’ultimo pezzo è “scomodo”… Non sa con chi ha a che fare.

Dopo un comodo traversone affrontiamo la dura e ghiaiosa salita alla Sella del Brecciaio. Latino imposta un passo regolare che riusciamo a seguire faticando il giusto. Quando il sentiero spiana, dico “Ottimo passo” e lui risponde “Solitamente impiego metà tempo”. Perbacco! Ma va bene così: chi va piano…

Alle 11 facciamo tappa alla Conca degli Invalidi, tutti in buone condizioni. Davanti a noi il Corno Piccolo e la Mole del Corno Grande. Latino ci indica il percorso, ben individuabile perché punteggiato di persone che salgono e scendono: c’è più gente che al mercato a Bussoleno. Il punto critico, passaggio obbligato, è pomposamente definito da Latino “Hillary step”; lì ci dovremo aiutare con le mani. Visto da qui sembra molto dritto, ma la prospettiva inganna un po’. Latino fa l’ultimo tentativo per dissuadere Paola e Gianni, ovviamente senza successo.

A mano a mano che ci avviciniamo l’Hillary step diviene meno inquietante. Lo affrontiamo senza problemi, incrociando parecchi escursionisti che scendono. Dopo, il percorso continua in salita su roccette; occorre talvolta aiutarsi con le mani e il traffico in discesa è un po’ fastidioso. Raggiungiamo la cresta: alla nostra sinistra c’è il ghiacciaio del Calderone, a destra rocce scoscese. Il percorso continua su un sentiero che si tiene sulla destra della cresta. Occorre un po’ di attenzione, ma è alla nostra portata.

Finalmente siamo in vetta, m. 2912, culmine della catena Appenninica. Grande soddisfazione! Mezzogiorno è passato da pochi minuti. Abbiamo impiegato meno di tre ore. Incontriamo i Direttissimi che ci hanno preceduti di poco. Per fare una foto dalla croce occorre sgomitare nella folla. Arrivano anche Paola e Gianni: grandiosi! Prima di scendere scattiamo una foto di gruppo. Poi affrontiamo la discesa; la prima parte è roccia insidiosa, poi diventa ripida e ghiaiosa: occorre attenzione. Giunti alla Conca degli Invalidi, vediamo un elicottero del Soccorso Alpino che vola rasente la parete del Corno Piccolo: qualcuno è in difficoltà. Per fortuna successivamente non abbiamo notizia di vittime o feriti.

Quando arriviamo alla Sella del Monte Aquila qualcuno ha ancora gambe per fare una digressione al Rifugio Duca degli Abruzzi. Insieme ad altri preferisco scendere a Campo Imperatore, dove ci attende una birra fresca.

Vanni Aimo

Monte Aquila (Martedì 20 Agosto 2019)

Raggiunta con l’autobus, dopo circa un’ora di viaggio, la località Di Campo Imperatore, a quota 2120 mt, l’intero gruppo è partito verso la meta prestabilita.

Ci si è praticamente incolonnati dietro ai numerosissimi escursionisti, costituendo un lungo serpentone di maglie dai molteplici colori,inizialmente seguendo un lungo traversone che ,con una leggera salita e poi con un ultimo strappo finale più ripido, ci ha condotti alla sella del Monte Aquila.

Essendo una giornata infrasettimanale , non ci si aspettava di vedere così tanta gente salire sul Gran Sasso, anche perché con la bellissima giornata ed il mare a poca distanza si pensava che la maggior parte dei vacanzieri sarebbe rimasta a godersi il sole sotto l’ombrellone. Al primo bivio salutiamo i primi 13 , che effettueranno la salita al corno Grande per la via normale, e dopo poco gli 8 che affronteranno la salita per la direttissima. I rimanenti 13, tra cui la sottoscritta, 5 uomini, 8 donne e la mascotte del gruppo Trudi salendo su una cresta di erba e ghiaia raggiungono la vetta del monte Aquila a 2495 mt.

Nulla da paragonare alla fatica per raggiungere il Corno Grande che stanno facendo i nostri compagni, ma siamo compensati dalla bellezza del panorama che si può godere dalla cima. Non manca la classica foto di gruppo intorno alla croce prima di ridiscendere , per un altro sentiero, sino a trovare una conca riparata dove consumare il nostro pasto.

Di fronte a noi si staglia in tutta la sua bellezza il Corno Grande ed il nostro sguardo segue le numerose cordate che continuano a salire malgrado l’ora tarda e le persone che si affacciano dalla cima, ci ricordano i vecchi film western quando comparivano gli indiani sulle alture. Ci si dirige poi di nuovo verso la Sella imboccando un sentiero più impegnativo ed esposto che ci permette di raggiungere il rifugio Duca degli Abruzzi.

Una parte del gruppo decide di scendere sul sentiero ripido ma con diversi tornanti che conduce a Campo Imperatore mentre alcuni fra cui la sottoscritta decidono di allungare il percorso. I sei instancabili effettuando un divertente tratto in cresta raggiungono la cima del monte Portella 2383 mt con spettacolari vedute sia sul Gran Sasso che sulla conca di Campo Pericoli.

Una ripida ed impegnativa discesa, anche con qualche tratto di 1° grado, ci conduce all’insellatura della Portella e al passo del Lupo, qui con un sentiero più facile e veloce, percorrendo un lungo traversone, si raggiunge il piazzale di Campo Imperatore dove tra una birra ed un caffè si attendono gli altri compagni.

Enrica Croletto

Cento Fonti (Mercoledì 21 Agosto 2019)

Mercoledì 21 agosto proseguiamo il nostro programma escursionistico vacanziero regalandoci una meta un po' più soft (almeno così doveva essere nelle intenzioni) nei Monti della Laga: le Cento Fonti, una vera chicca se così si può definire che in sé racchiude ciò che la natura con la sua forza e la sua meravigliosa creatività può manifestare ai nostri occhi. Se mi è consentito rubare un termine usato per definire Roma, io col cuore e con la vista mi sento di definire la terra di Abruzzo "La grande bellezza" e invito tutti coloro che desiderano emozionarsi e bearsi del creato a venire e vedere coi propri occhi e con la loro anima, perché é lì che entra e non ti lascia più.

Partiamo dopo la solita ricca colazione, alle 8.00 del mattino e al 10 km della statale 80 come la sera prima si era raccomandato , raccogliamo la nostra guida locale : il nostro caro Mario o "zio Mario " come simpaticamente è stato soprannominato dal nostro autista. Mario è un vero conoscitore di questi luoghi e come altri della sezione del Cai dell'Aquila si è volentieri messo a nostra disposizione per accompagnarci in alcune escursioni.

Di lui mi ha colpito l 'amore senza confini per la sua terra, capace perfino di emozionarsi quando ne parla.

Percorriamo la panoramica che dall'Aquila porta a Teramo e poi la provinciale per Cesacastina. Arrivati nel paesello iniziamo il nostro percorso su uno sterrato che è anche un tratto del nuovo Sentiero Italia fra boschi di faggi . Il luogo è ricco di acqua non essendo carsico ma di rocce di arenaria non permeabili che quindi la conserva in superficie quanto basta per renderla verde e vegetata. Mario ci racconta di questi luoghi e di questa gente e di come ha sempre trovato la forza per reagire alle avversità o alle fatiche quotidiane. Ci illustra strada facendo una piccola presa d'acqua che fra le tante alimenta la centrale idroelettrica di Provvidenza che con orgoglio dice "illumina mezzo centro Italia".

A breve ci fa deviare dal percorso ufficiale facendoci scendere nel letto del torrente. Dapprima timorosi ci fidiamo e con ragione perché questo arzillo settantenne saltellava senza difficoltà sulla roccia di arenaria! '' Il percorso me lo so inventato io" diceva continuamente portandoci a vedere tratti e angoli che da sopra, nel tratto ufficiale altrimenti non avremmo potuto vedere. Il torrente scorreva in un modo che non avevo mai visto: di solito siamo abituati a vedere fra salti e rocce qua e là disseminate e fra pietroni in modo disordinato, invece lì pareva quasi un' autostrada in discesa, una corsia di roccia piatta e liscia che scende dolcemente in verticale e solo in qualche punto per scendere di quota formava cascate. Meraviglioso ambiente!

Arriviamo risalendo il greto fino ad un anfiteatro denominato la Cresta delle Troie 1761 m. dal quale con le nevi disciolte e le abbondanti piogge è possibile vedere scendere cento cascate che danno origine al nome del sito cioè " le Cento Fonti". Consumiamo il nostro pasto accanto a una pozza cristallina dove affrontiamo i nostri piedini affaticati e dove la nostra mascotte Trudy può bagnarsi con meno piacere della sottoscritta, investita per l’appunto dagli schizzi del suo scrollarsi!

Rinfrancati e riposati riprendiamo il nostro cammino scendendo questa volta dal sentiero ufficiale che costeggia un secondo torrente della stessa natura del primo e con qualche ulteriore deviazione "esplorativa" nel torrente giungiamo finalmente al punto di partenza dove un ottimo accogliente bar spegne la nostra sete e felici e contenti ripartiamo.

Grazie infinite Mario!

Mina Montemurro

Monte Cofanello – Santo Stefano di Sessanio (Giovedì 22 agosto 2019)

Ore 8,00 partiamo in direzione di Santo Stefano di Sessanio.

Oggi purtroppo le previsioni non sono molto favorevoli e nel pomeriggio danno pioggia quindi si decide per un percorso non troppo lungo che ci permetta di essere in albergo prima dei temporali previsti.

Lasciato il bus al parcheggio ci incamminiamo per Monte Cofanello un’escursione tranquilla con circa 650 mt di dislivello pendenze non troppo elevate tranne gli ultimi 100 mt che effettivamente ci fanno tirare un po’ il fiato ma in cima la vista viene subito appagata dal bel paesaggio appenninico e dalle tipiche piane coltivate della vallata aquilana.

Finita la discesa dal Monte Cofanello ci fermiamo a dare un’occhiata a Santo Stefano di Sessanio altro borgo caratteristico con annessa grotta naturale dove ancora oggi si conservano farine e cereali.

Bel centro storico purtroppo danneggiato anch’esso dal terremoto del 2009. Comunque le zone colpite sono state messe in sicurezza e nonostante tutto hanno mantenuto il loro fascino.

Torniamo al bus tutti carichi di souvenir locali...ceci, lenticchie, fagioli nonché salami e pecorini...sarà sicuramente impossibile dimenticare questi splendidi luoghi e per gli amanti della buona tavola anche le loro leccornie.

Sonia Donis

Ultimo giorno(Ven. 23 agosto)

L'ultima gita in programma prevedeva la traversata nel cuore del Gran Sasso, da Campo Imperatore a Prati di Tivo, ovvero dal versante aquilano a quello teramano attraverso la Val Maone, ma già nella serata di giovedì i dubbi sull'effettuazione erano consistenti in quanto le previsioni del tempo non erano favorevoli. Dubbi che che si sono dissolti in quanto siamo stati svegliati nelle prime ore del mattino da tuoni e dal rumore dlla pioggia. Febbrili contatti su whatsapp e sveglia posticipata di un'ora.

Dopo colazione, consultato anche l'autista assegnatoci dalla ditta di autobus locale (per il nostro Emiliano era giornata obbligatoria di riposo), si decide di visitare il paese di Castel del Monte, uno dei luoghi simbolo della transumanza, e in seguito le grotte di Stiffe.

Si parte, nel frattempo ha cessato di piovere ma col cielo sempre nuvoloso. L'autista lungo la strada fa una breve deviazione ad Onna per farci vedere i prefabbricati in cui vivono ancora diversi terremotati dieci anni dopo il terribile sisma che ha colpito l'aquilano. Il nostro pensiero commosso va a coloro che hanno vissuto questo dramma, molti dei quali hanno perso dei parenti e degli amici.

Si arriva a Castel del Monte; delle scope appese a dei fili ci accolgono. Scopriamo che il borgo si può considerare la Triora dell'Abruzzo. Ogni anno, nel mese di agosto, il borgo si riempe di gente in quanto si celebra la notte delle streghe. Non potendo partecipare a questo evento alcune donne del nostro gruppo si fanno fotografare accanto al monumento alla strega nella piazza principale in pose divertenti.

Visitato il bel borgo medioevale, con alcuni edifici in fase di ristrutturazione in seguito al terremoto, si risale sul pullman con destinazione le grotte di Stiffe. Riprende a piovere. Si ridiscende a valle e si arriva al parcheggio dove vendono i biglietti per la visita alle grotte, che distano circa 2 Km. Cessa di piovere; si prenota per le 13 , per cui si ha tempo a consumare il pranzo al sacco. Nell'area non c'è neanche un bar. Ci sono delle strutture ma chiuse. In seguito verremo a sapere che c'è un contenzioso tra il comune e la ditta che ha costruito le strutture. A rimetterci sono l'economia locale e i turisti, che nell'attesa di poter visitare le grotte, non hanno alcun posto dove rifocillarsi o prendere un caffé.

Fra l'altro, in quanto provvisoriamente non dotati di biglietti, la cassa ci rilascia una ricevuta scritta a mano con timbro per la visita. Mah.....

Le grotte si trovano sul fianco della montagna. Le raggiungiamo col pullman. Il personale si mostrerà preparato e molto disponibile, ci muniamo di casco per poter entrare. Siamo a 700 m. di altezza, l'ambiente attorno a noi è boscoso. La grotta è percorsa da un torrente sotterraneo le cui acque provengono da un inghiottitoio sull'altopiano di Rocca di Mezzo a quota 1250 m. Il torrente scorre per circa 700 metri formando delle suggestive cascate con stalattiti e stalagmiti di vari colori.

E' una visita da consigliare che ci soddisfa, facendoci dimenticare la mancata traversata.

Si riparte, si fa una sosta nel comune di San Demetrio ne' Vestini per una sosta gelato, caffé, birra, quindi ci dirigiamo verso il Laghetto Sinizzo, alimentato da due sorgenti. Una breve passeggiata attorno al lago e poi il ritorno all'albergo.

Alessandro Martoglio

 

1 settembre 2019

Festa al rifugio Amprimo

Quest’anno si é deciso di cambiare data per lo svolgimento della festa del Rifugio, non più nel mese di Agosto come accadeva da un po’ di anni e la festa é slittata al 1° settembre. La paura era, visto il meteo, di avere una festa sotto l’ombrello ma fortunatamente la giornata é stata piuttosto bella, solo qualche nuvola ma niente di più. La partecipazione, pur numerosa, non ha raggiunto i numeri degli anni passati, e questo ci farà sicuramente riflettere se mantenere settembre come mese dello svolgimento o ritornare ad Agosto mese forse più vacanziero e quindi più festaiolo.

La giornata é iniziata con i soliti preparativi che ci ha visti tutti coinvolti, c’è da sistemare il terreno per la gara al punto sempre gettonata, quest’anno poi ha visto punteggi mai raggiunti e Claudio ha strappato la vittoria ad Elena per poco, bravo lui, ma sarebbe stato bello vedere una donna primeggiare in un gioco che gli uomini considerano un po’ loro terreno.

Ci si é poi dedicati al confezionamento dei sacchetti pieni di segatura e caramelle per il gioco delle pignatte dei bambini che si sono alternati tra questo e la prova di arrampicata lungo il muro attrezzato del rifugio assicurati da Stefano.

Il pomeriggio poi ha visto l’esibizione della Banda di Bussoleno, sempre bravi i nostri musici anche quando suonano in condizioni meno ottimali, il loro concerto é stato molto seguito ed apprezzato.

Intanto un po’ alla volta aumenta il numero dei partecipanti alla festa magari invogliati dal tempo che si é mantenuto bello e si arriva alla lotteria, i premi sono tanti e il banditore li decanta in maniera molto divertente, ce n’é un po’ per tutti, da chi ha vinto la tenda o lo zaino a chi si porta a casa una bandana o magari una bottiglia di vino.

Ancora un po’ di festeggiamenti ai vincitori della gara al punto a cui vanno borse contenenti prodotti alimentari e si preparano i tavoli per la distribuzione della pasta offerta a tutti, condita con l’ottimo ragù preparato dai gestori, che tutti apprezzano.

La gente a questo punto se ne va sempre più velocemente il cielo infatti non é più tranquillo anzi minaccia decisamente pioggia e infatti in un attimo si scatena un bel temporale.

Mentre aspettiamo che spiova per andarcene anche noi c’è il tempo di fare alcune considerazioni: la festa é riuscita bene ma forse non c’è stata molta partecipazione soprattutto di giovani, forse il pubblico giovane é meno attratto di un tempo da questo tipo di feste….chissà o magari é solo un’idea nostra?

In ogni caso diciamo fiduciosi arrivederci ad un altr’anno!

Tiziana Ferraro

 

15 settembre

Traversata Claviere-Bardonecchia

 

21 settembre 2019

Pulizia sentiero della Fugera

In occasione della giornata dedicata a "Puliamo il Mondo" la nostra sezione ha aderito all'invito del Comune rivolto a tutte le Associazioni per partecipare a questa particolare iniziativa.

Visto che noi siamo gente di montagna e anche "un po' orsi" ci siamo offerti di pulire un sentiero sui notri monti. La scelta è caduta su quello della Fugera che sale da Falcemagna. Dopo l'incendio dello scorso anno, mancando l'ombra dei grandi alberi, il sottobosco è cresciuto velocissimo e rigoglioso chiudendo completamente la mulattiera.

In 13 siamo partiti dalla strada dell'Adoi e con decespugliatori, seghe, falcetti e picconi abbiamo fatto un lavoro da certosino.

Osvaldo e Miriam ci hanno preceduti alla Fugera dove abbiamo trovato il tavolo imbandito con una buona e fumante pastasciutta, vino, salame e formaggio. Ha concluso il banchetto una pentolata di caffè fatto alla "casarola" perchè qualche "buon tempone" (per non dire ladruncolo) si era "prelevato" la caffettiera in dotazione al bivacco.

Resta ancora da pulire il sentiero che sale da Foresto - Catteisard: sarà il prossimo appuntamento......

Claudio Blandino

29 settembre 2019

Lago Terrasole

Una bella e calda giornata di fine settembre ha reso molto piacevole la gita programmata sulle montagne di Limone.

Eravamo in 53 sul pullman, compresi i ferratisti che hanno affrontato la lunga ferrata del Bec Valletta. La navetta ci ha scaricati poco oltre la località Maneggio, dove ci attendevano il nostro Presidente Osvaldo con Sara, che avevano pernottato a Limone.

Ci siamo incamminati prima su un tratto asfaltato e poi su una pista sterrata che ci ha condotto in poco più di un'ora fino al bel pianoro su cui sorgono i ruderi delle Meire Valletta, con il Bec Valletta in bella evidenza.

Salutati i 10 ferratisti diretti all'attacco della ferrata, ci siamo incamminati in un bel bosco di faggi che, piacevolmente, costeggiato anche un piccolo laghetto (Secco di nome ma non di fatto), ci ha condotto su una stradina di servizio delle piste da sci della Riserva Bianca. Seguendo in salita questa pista, superata la stazione di arrivo di una cabinovia, affrontato un tratto ripido, siamo arrivati ad una biforcazione. Seguendo l'ampio sentiero di destra in breve siamo pervenuti al lago oggetto della nostra meta. Erano trascorse circa 2 ore e un quarto dalla partenza. Una parte degli escursionisti ha deciso di fermarsi per godersi il piacevole sole di fine settembre e rifocillarsi. In una quindicina abbiamo proseguito sul sentiero che, dopo una breve ripida rampa, con un tratto a mezza costa, con panorama molto esteso sulle montagne cuneesi e sulla dorsale contrassegnata da diversi forti del Colle di Tenda, ci ha condotti fino alla Capanna Niculin in circa 20 minuti dal lago.

Qui alcuni decidono di fermarsi per il pranzo al sacco, gli altri ridiscendono al Lago Terrasole per consumarlo con chi è rimasto.

Il bel tempo ci induce a trattenerci ancora per un bel po'; d'altronde, attraverso le nostre radio, abbiamo appreso che i ferratisti sono ancora impegnati sulla ferrata, per cui possiamo oziare, abbronzarci al sole, scattare foto anche agli innumerevoli avanotti che popolano il lago.

Verso le 14 affrontiamo la discesa del ritorno, ripercorrendo la stradina di servizio dell'andata, ignoriamo il sentiero verso le Meire Valletta percorso in mattinata, proseguiamo lungo la stradina in discesa fino al punto in cui sulla destra si stacca il cosiddetto “viottolo del fieno”, in certi punti molto ripido, chiamato in tal modo perché un tempo utilizzato dai contadini locali per portare a valle il fieno tagliato sui pascoli.

Il pullman ci aspetta in località Maneggio. Per fortuna c'è un bar aperto, dove possiamo bere o mangiare un gelato in compagnia. Arrivano anche i ferratisti, per cui si può ripartire per la Val Susa,

con una sosta prolungata a Robilante presso l'outlet della Venchi per l'acquisto di tavolette di cioccolato e cioccolattini.

Alessandro Martoglio

 

29 settembre 2019

Ferrata Bec Valletta

 

10 ottobre 2019

Sistemazione mulattiera delle Sagnette - Cervetto

Intervento d'urgenza sulla mulattiera che sale dal parcheggio delle Sagnette alla cappella del Cervetto in seguito al ribaltamento del trattore di Enzo (gestore del rifugio Amprimo) a causa di buche e scalini troppo accentuati.

Pian piano le pietre infisse con tanta perizia dai nostri avi sono state scalzate da cingoli, ruote artigliate, gomme di MTB e suole di scarpe. Da tempo si avvertiva la necessità di un restayling, a lungo promesso dall'ex Comunità Montana, ma per ora non ancora realizzato.

Da qui il nostro intervento iniziato lo scorso mese e continuato oggi con la presenza di 8 soci. I pensionati al CAI sono una risorsa preziosa e anche gli ultra ottantenni come Luigi e Piero sono in grado di dare un contributo importante sia come lavoro che come esperienza.

Adesso la mulattiera presenta un fondo migliore e speriamo duraturo.

L'abbandono della montagna da parte dei montanari, sostituiti da nuove attività e tanti escursionisti sta creando non pochi problemi alla viabilità alpina con mulattiere e sentieri in alcuni casi iper frequentati ed in altri ormai abbandonati.

Il lettore può quindi immaginare il grande impegno che richiede la manutenzione. Il gruppo sentieri della sezione è all'opera e accetta tra le sue file altri volontari.

Chiariamo che non di solo lavoro si tratta, ma anche di una giornata trascorsa in buona compagnia all'aria aperta e magari con la conclusione di una buona merenda in rifugio o dove il lavoro ci porta.

Claudio Blandino

 

13 ottobre 2019

Tra le vigne del Roero

Le Langhe e il Roero sono terreno di gite autunnali e specialmente negli ultimi anni sono diventate una costante nei nostri programmi. Con l'aggiunta delle “merende sinoire” (vere e proprie cene) le adesioni sono sempre state numerose. E così è stato anche quest'anno nell'escursione effettuata tra le rocche del Roero.

Eravamo in 74 distribuiti su due pullman, con partenza ad un'ora insolita per il nostro sodalizio, le 9 da Bussoleno; d'altronde la meta è vicina, l'itinerario non è lungo e si evita di arrivare troppo presto per la merenda sinoira prevista dopo le 17.

Arrivati a Santo Stefano Roero verso le 10.45 abbiamo affrontato, sotto un cielo prevalentemente nuvoloso, un anello attorno al paese, percorrendo il Sentiero del Gioco, così chiamato in quanto caratterizzato da dei pannelli illustranti i giochi che un tempo ormai lontano (anche quelli della mia generazione nella nostra infanzia) i bambini facevano sulla piazza del paese. Il percorso è ottimamente segnalato e coincide in buona parte col Grande Sentiero del Roero che collega, in diverse tappe, tutti i Comuni delle Rocche, da Pocapaglia, nei pressi di Bra, fino a Cisterna d'Asti.

Il tracciato, su largo sentiero, è a saliscendi e in diversi punti costeggia le Rocche, profonde forre con pareti a picco e guglie che emergono tra il verde di una folta vegetazione. Si arriva a due cappelle che fanno parte del Santuario dei Piloni di Montà d'Alba, il più piccolo Sacro Monte del Piemonte, poste su un cocuzzolo molto panoramico, circondate da un pescheto e da un orto botanico in cui campeggiano numerosi fichi d'India, che crescono grazie ad una favorevole esposizione, il tutto curato da una cordiale persona del posto che abbiamo avuto modo di conoscere.

Dopo una breve pausa siamo scesi in pochi minuti per una stradina asfaltata al sottostante piccolo Santuario, circondato da un'area attrezzata ideale per consumare il nostro pranzo al sacco. Abbiamo anche la piacevole sorpresa di trovare un piccolo bar aperto con i servizi igienici, che sfruttiamo anche per bere un calice di Arneis, o un caffè, o per l'acquisto di nocciole locali. Dopo la rituale foto di gruppo verso le 13 siamo ripartiti, costeggiando tutte le 15 cappelle della Via Crucis, in ognuna delle quali vi sono statue di gesso che rappresentano le scene della Via Crucis, per giungere, con una brevissima deviazione, al cocuzzolo su cui sorge la Cappella del Santo Sepolcro, più grande rispetto alle altre, al cui interno è stata posta un'urna con una statuta il legno di Cristo morto.

Si scende quindi ripidamente tra i boschi verso il fondo alla Val Diana, così chiamata per un tempietto che nell'antichità era stato costruito dedicandolo alla dea della caccia. In un vigneto posto a lato del sentiero ci fermiamo per raccogliere dei piccoli grappoli d'uva non raccolti durante la vendemmia. Giunti al fondo della valle si risale ripidamente sul lato opposto. Il bosco lascia il posto ai vigneti per giungere fino a una stradina asfaltata che ci riporta verso Santo Stefano Roero, che raggiungiamo nel punto più alto, dove c'è la chiesa parrocchiale e la grande piazza dove ci hanno scaricati i due pullman in mattinata.

Breve pausa e poi ci incamminiamo sulla strada provinciale fino ad imboccare la deviazione che ci porterà a Monteu Roero attraverso il Sentiero della Castagna Granda. Dopo una salitella su stradina asfaltata giungiamo a un gruppo di case da cui parte il sentiero. Una ripida discesa e un tratto in piano in una valletta ricca di castagni, alcuni dei quali di imponenti dimensioni, ci conducono alla radura in cui si trova la Castagna Granda, una pianta monumentale che per gli esperti ha più di 400 anni. Le foto sono di rito, il diametro dell'albero è di circa 10 metri e ci si diverte a fare il girotondo.

Si riprende la marcia in salita per arrivare a un gruppo di case servite da una stradina asfaltata che percorriamo in direzione di Monteu. Una deviazione su sterrato ci permette di costeggiare le Rocche di Monteu, quindi scendiamo sulla provinciale che in poche centinaia di metri ci porta sulla piazza del paese, simultaneamente all'arrivo dei due pullman. Manca più di mezz'ora per la merenda, per cui c'è chi sfrutta il tempo per acquisti presso un'azienda vinicola locale, chi per un aperitivo o un caffè preso il bar della piazza, dopodiché ci dirigiamo verso la Trattoria della Rocca per la merenda sinoira. L'atmosfera è conviviale e le portate hanno il gradimento dei commensali. I bis sono frequenti e il vino locale è molto apprezzato. Anni fa questa trattoria era stata la sede del nostro annuale pranzo sociale e anche questa volta siamo usciti sazi e soddisfatti.

Alessandro Martoglio

 

27 ottobre 2019

Travrsata Omegna - Orta

E’ ancora buio quando ci troviamo in piazza a Bussoleno, la partenza per la gita è fissata alle ore 6; meno male che con il cambio d’ora abbiamo tutti dormito un’ora in più. L’autista è Stefano, il mio quasi vicino di casa né io né lui oggi festeggiamo il Santo Patrono della nostra frazione San Simone: siamo entrambi in trasferta. Il viaggio scorre veloce, non c’è traffico ed alle 9,15 dopo la solita fermata per la colazione, siamo ad Orta per caricare i coniugi Bosco che ci hanno raggiunti sin qui con l’auto. Pochi chilometri ci separano dalla partenza dell’escursione che oggi ci vedrà percorrere il tratto da Omegna ad Orta, un tratto dell’anello Azzurro di Girolago.

I 53 partecipanti scalpitano per partire, il primo tratto ci vede attraversare su asfalto la frazione di Borca, qui possiamo ammirare le belle ville che si affacciano sul lago. Ben presto affrontiamo il sentiero boscoso che ci porterà a Crabbia. Le piogge dei giorni precedenti hanno lasciato tracce e spesso ci troviamo ad attraversare piccoli guadi ed ad avanzare con cautela per non incorrere in scivoloni.

Camminiamo nella zona ombrosa fra alberi di castagni e querce ed alcuni invidiano l’altra sponda soleggiata ma la temperatura è gradevole e così non sudiamo. Qua e là il bosco si dirada e ci permette di godere di spendidi scorci sul lago. Raggiunte le prime case di Crabbia ecco di nuovo l’asfalto, una ripida salita che ben presto si trasforma in una strada sterrata; anche qui le piogge hanno trasformato il fondo scavando rigagnoli e rendendo non sempre agevole il percorso. Finalmente si scende sino a raggiungere le prime case di Pettenasco, è mezzodì: ora di pranzo.Un’area attrezzata ci attende proprio vicino al circolo Arci, dove alcuni ne approfittano per l’aperitivo e la maggior parte per il caffè.

Dopo la pausa di un’oretta si riparte inizialmente in una ripida discesa ma poi ci attende di nuovo una salita nel bosco che ci porterà ad attraversare il borgo di Carcegna , un bel borgo con case in pietra e ancora saliscendi sino a Miasino dove finalmente affrontiamo l’ultima discesa che ci porterà a Legro e finalmente ad Orta. Finalmente dopo 4 ore di camminata raggiungiamo il parcheggio autobus, di fronte possiamo ammirare la costruzione moresca di Villa Crespi ristorante del celebre chef Cannavacciuolo .

Alcuni decideranno di fermarsi o fare una puntatina al lago altri non ancora abbastanza stanchi decideranno raggiungeranno il centro d’Orta per qualche acquisto o per gustarsi un buon gelato.La frase predominante per radio della giornata è stata: ricompattiamo il gruppo siamo sparpagliati. Alle 17 si riparte alla volta di casa. L’autista Stefano ci ha detto che lui non ha mai avuto problemi con il pullman di Bellando e così è stato alle 19,45 eravamo di nuovo a Bussoleno anche se ad un certo punto è intervenuta Nina a pulire il vetro perché si appannava.

Enrica Croletto

 

24 novembre 2019

Pranzo Sociale

 

8 dicembre 2019

Monte Giassez

Bellissima gita in ambiente invernale in condizioni a dir poco ideali. Le nevicate delle scorse settimane sono state abbondanti e il freddo ha mantenuto una neve farinosa praticamente dall'inizio alla fine.

Nonostante una partenza da Thures affollata, ben presto prendiamo per il Giassez rimanendo quasi da soli, dato che quasi tutti erano diretti alla Dormillouse.

I pendii si fanno sempre più vergini e meno battuti, facendo brillare gli occhi di noi scialpinisti, che già immaginiamo le serpentine.

Di questo se ne accorgono i due ciaspolatori che fanno retromarcia prima del tempo per evitare di farsi aspettare in discesa.

Arrivati in cima, ci rifocilliamo brevemente e ci prepariamo per la discesa.

E qui ci divertiamo anche più di quanto avevamo sperato. Un bel mezzo metro di neve farinosa praticamente intatta che di solito si vede solo nei film canadesi, ma questa volta è tutta nostra. E giù fra larghe e strette serpentine, fin sotto le Grange Chabod e fino praticamente al ponte di Rhuilles.

Beh, che dire, non potevamo sperare in un migliore inizio stagione!

Francesco Marras

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