Rifugio Amprimo | 1946-1952 Ampliamento del rifugio
Il rifugio non è ancora ultimato che già iniziano i lavori di ampliamento.
Il progetto è molto ambizioso ed ancora adesso è grande lo stupore e l'ammirazione per il coraggio, le capacità e la determinazione che sorresse i soci di quel periodo.
Il perimetro, che nel primo rifugio era un rettangolo di m.9 x 5, diventa di m.13 x 11 con attaccato sul lato sud un altro locale di m.7 x
Per acquistare i materiali, per i trasporti, per pagare scalpellini e muratori necessari a fare ciò che i soci non possono o non sanno fare, occorre una grande quantità di denaro che viene in parte reperito attraverso la cessione di 1.000 cartelle dal valore nominale di lire 500 cadauna e della durata di 8 anni all'interesse del 5%, garantite dal patrimonio della sezione e da alcuni soci. Gli iscritti, ma anche i simpatizzanti, rispondono con entusiasmo all'iniziativa ed in pochi giorni si raggiungono e superano gli obiettivi prefissi; nel frattempo arrivano aiuti, limitati ma ben accetti, dalla Sede Centrale del CAI, dall'UGET di Torino, dall'Ente Provinciale del Turismo e da singoli individui.
Il Comune di Bussoleno offre il suo appoggio autorizzando a più riprese il taglio, su terreno demaniale, di alberi necessari per i lavori al rifugio. Venticinque grandi tronchi vengono trasportati da sopra
Nell'estate del '47 i muri sono ultimati e prima dell'inverno si sistema il tetto in lastre di eternit.
Esternamente il rifugio presenta quasi le stesse caratteristiche di quello attuale, escluso il balcone lato ovest costruito nel 1988; al suo posto c'è una tettoia su tutto il lato che serve da riparo e preingresso.
Internamente è costituito da una saletta invernale (vecchio rifugio) di m. 8 x 4 con una scala in legno che conduce al 1° piano, il gabinetto lato ovest ed un nuovo gabinetto lato sud; un nuovo salone di m. 12 x 5,5 illuminato da 3 finestre lato sud ed 1 finestra lato est; una cucina di m. 4 x 3,5 sul lato orientale ed un locale adibito a legnaia e rimessa di m. 5 x 6,5 con sopra un locale per il gestore.
Al primo piano ci sono 2 ampi cameroni in corrispondenza dei saloni ed una stanzetta sopra la cucina; nel sottotetto ci sono altre 2 stanze più piccole illuminate da 2 piccole finestre.
A rifugio ultimato si arredano i saloni con tavole, panche, sgabelli ecc...; vengono acquistate stufe a legna per scaldare mentre nei dormitori si sistemano brandine militari affittate dall'esercito, materassi in foglie di granturco e coperte nuove; un gruppo elettrogeno fornisce la corrente necessaria per l'illuminazione.
Nel 1951 grazie all'aiuto di molti soci e alla disponibilità della Fabbrica Ferro vengono costruiti tutti i letti in ferro singoli o a castello con reti metalliche corredati parzialmente di materassi in lana o sintetici.
L'anno successivo si procede alla suddivisione in stanzette dei dormitori al primo piano, costruendo leggeri muri divisori in masonite; per poter dar luce a quasi tutte le stanze si aprono altre due finestre sul lato sud ed una sul lato ovest.
Nei 3 decenni successivi si faranno ancora modifiche e migliorie quali i gabinetti esterni nel prato, il boiler per l'acqua calda, la dinamo per la corrente elettrica, l'apertura di una porta interna di comunicazione tra i due saloni, la perlinatura del locale invernale, la sostituzione della copertura del tetto con lamiere, l'acquisto di materiale di consumo come coperte, stoviglie ecc...; però la struttura e le caratteristiche restano quelle del 1952.
Nel 1966 viene installato il telefono.
Gli anni passano, le esigenze cambiano, i materiali invecchiano e pian piano nasce la necessità di una radicale ristrutturazione.


