Rifugio Amprimo | 1937-1939 Il Primo Rifugio
II sig. Bonino nella sua testimonianza ci racconta che, quando nel 1937 si decise di costruire un rifugio in località Rio Secco, all'interno del Consiglio della sezione ci fu un acceso dibattito tra chi voleva un edificio stretto, lungo e con il tetto piatto, tipo casermetta e chi era propenso ad una costruzione tipo casetta. La maggioranza scelse la seconda idea e così il sig. Rinaldo Chiotti tracciò il progetto pubblicato anche sulla Rivista Mensile del CAI nel 1939.
In seguito il sig. Borghese, con l'intento di raccogliere offerte, costruì un modellino in scala dell'edificio che fu esposto a Bussoleno e poi in sede UGET a Torino; purtroppo l'originale andò perso ma ne conserviamo ancora la riproduzione fotografica su cartolina postale.
Il fabbricato aveva un perimetro esterno di m. 9 x 5, i muri in pietra legata con cemento erano spessi mezzo metro ed alti, sui lati di appoggio del tetto, m. 4,30 e m. 8,00 nella parte centrale.
L'interno aveva un piano terra con un salone di m. 4 x 6 ed un'altezza di m. 2,80 arredato di stufa, panche, tavoli; sui lati meridionale e settentrionale due finestre di m 1,25 x 1; ad occidente la porta di entrata ed una seconda porticina che conduceva ad un gabinetto; ad oriente una scaletta in legno ed una porticina che permetteva l'ingresso in una stanzetta di m. 2x4, utilizzata come rimessa e con un letto a castello, illuminata da 2 strette finestre contrapposte. Il pavimento, in palchetto di legno, era sollevato da terra ed aveva una botola che permetteva di accedere ad una minuscola cantina.
Il primo piano, già parzialmente in sottotetto, era adibito a dormitorio e comprendeva un unico salone di mt. 8x4 con un'altezza centrale di m. 2,25, pavimento in palchetto di legno e due finestre centrali sui due lati di m. 1 x 1. Dal primo piano partiva una seconda scaletta in legno che conduceva ad un piccolo locale, utilizzato come dormitorio di emergenza ricavato sotto il tetto di m. 4 x 4 di base e m. 2 di altezza nella parte centrale.
Il tetto, a due falde molto inclinate, era sorretto da robuste travi in legno ed era ricoperto di lastre in eternit, sporgeva su 3 lati di m. 0,50 mentre dal lato occidentale, dove c'era la porta di accesso, sporgendo di m. 2 formava un atrio di ingresso aperto ma utile per riparare dalla pioggia.
Il materiale necessario alla costruzione del rifugio venne reperito, in larga misura, sul posto; la sabbia estratta dal rio Gerardo, le pietre raccolte nei dintorni e spaccate, il legno tagliato sui terreni demaniali. Tutto il resto venne trasportato a dorso di mulo ed a spalle dai Giordani; si utilizzarono le travi recuperate dai capannoni della stazione di Bardonecchia in rifacimento ed acquistate a basso prezzo, per arredare l'interno e costruire serramenti, tavolati e cuccette.
Il rifugio è ultimato, il sogno di tanti soci è realtà; in molti hanno contribuito con offerte e lavoro gratuito alla sua realizzazione.
Si conta che sono state necessarie circa 600 giornate di lavoro per portare a termine l'opera. Seicento giornate che non sono fatte solo di fatica al rifugio ma anche di chilometri e chilometri a piedi dai Giordani a Rio Secco e ritorno, molte volte con pesanti carichi sulle spalle.
Per finanziarne la costruzione sono state sottoscritte 100 quote da 100 lire caduna e raccolte in offerte, lotterie, ecc.. altre 15.131 lire.


